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	<title>Il Foglio Archivi - libdem europei</title>
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		<title>Impossibile autonomia</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/impossibile-autonomia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 11:49:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una riforma giusta fatta in modo sbagliato. Perché decidere senza dati significa decidere male L&#8217;accelerata in vista delle regionali lombarde ha trasformato una questione molto seria in un torneo contrapposto di urla. E cosi non si va da nessuna parte. Cerchiamo di capire perché. Non è vero &#8211; gliene va dato atto &#8211; che il&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/impossibile-autonomia/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Impossibile autonomia</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Una riforma giusta fatta in modo sbagliato. Perché decidere senza dati significa decidere male</strong></em><br />
L&#8217;accelerata in vista delle regionali lombarde ha trasformato una questione molto seria in un torneo contrapposto di urla. E cosi non si va da nessuna parte. Cerchiamo di capire perché. Non è vero &#8211; gliene va dato atto &#8211; che il ministro Calderoli non abbia introdotto novità.<br />
Cerca abilmente di evitare il primo grande problema: le 23 materie apposte in Costituzione 22 anni fa da una sinistra che credeva così di levare la bandierina alla destra, e poi fatte sornionamente approvare in referendum popolare consultivo da una destra trionfante. Molte di quelle materie sono state scelte coi piedi: spezzano in maniera suicidaria l&#8217;economia italiana su reti di trasporto, reti energetiche, rapporti commerciali con Ue ed extra Ue.<br />
L&#8217;esperienze pandemica e ucraina insegnano che bisogna semmai portare molte di quelle materie a scelte e risorse comuni europee, non certo a micromercati regionali italiani divisi e contrapposti. Calderoli proporrà uno &#8220;spacchettamento&#8221; in ambiti di queste materie, per sminare il problema. Bene: ma finché non capiamo cosa e co-me, impossibile esprimersi. Era molto meglio un confronto preliminare serio di un paio di mesi in Conferenza stato-regioni, una riflessione comune sul fatto che diverse delle 23 materie in Costituzione sono richiedibili, ma è meglio per responsabilità nazionale non chiederle.<br />
Secondo: è impossibile dare un giudizio sui rischi di ulteriore aggravio dei divari nei servizi pubblici essenziali tra nord e sud, finché non si capirà come si vogliono calcolare i Lep (Livelli essenziali di prestazione). E qui vengono i tempi e i modi. Dopo il sì sulla bozza ieri in Cdm, il testo va per un parere alla Conferenza unificata, poi torna in Cdm. Poi va in Parlamento che dovrebbe votare la legge di attuazione. Ma prima che si stabiliscano i Lep e senza sapere un&#8217;acca di che cosa potrebbe venirne fuori. Perché sui Lep nasce una cabina di regia ad hoc, con 6 mesi per decidere su cosa calcolarli &#8211; non solo sanità e scuola, anche sui servizi per il lavoro, costo opere infrastrutturali e via proseguendo &#8211; dopodiché altri 6 mesi per calcolarli in concreto, con vasto concorso di tutti gli enti pubblici da Istat a Sose a Inps a Ragioneria dello stato, E siamo già arrivati a metà 2024. Dopodiché sui Lep il Consiglio dei ministri emette un Dpcm, su cui Conferenza Unificata e Camere si limitano a dare un parere. Non ci siamo per niente. Con questa procedura di voto parlamentare su una legge di attuazione senza Lep, e di un Dpcm emanato al governo senza controllo né voto parlamentare se non a numeri fatti, l&#8217;atmosfera sarà così rovente che ogni serio ragionamento di merito verrà travolto. Solo a quel punto partono le prime richieste delle regioni, dopo un mese inizia la trattativa col governo, per tutto il tempo finché non si raggiunge l&#8217;intesa che viene votata in Cdm, dopo la si invia al parere di Conferenza unificata e Camere, le cui osservazioni il governo è libero di accogliere o meno in 60 giorni. A quel punto l&#8217;intesa modificata torna alla regione. Dopodiché torna in Consiglio dei ministri che la emana come disegno di legge, e sul disegno di legge si esprime il Parlamento con maggioranza assoluta dei voti. Nel più liscio dei casi, un&#8217;intesa operativa di autonomia differenziata ci sarà solo a inizio 2025.<br />
Ma il punto politico è che non si è partiti da un confronto serio né sulle materie richiedibili, né sui servizi su cui calcolare i Lep, né sul criterio finanziario e sui benchmark da utilizzare per calcolarli. E senza questi numeri nessuno sa davvero quanto tutto questo costerà, visto che è impensabile affrontare i gap del sud a finanza invariata, né chi lo pagherà e come, tra contribuente nazionale e locale. Su una materia così delicata, decidere di decidere senza dati è la certezza di decidere male. Il peggior errore da evitare.</p>
<p>Oscar Giannino, Il Foglio, 04/02/2023</p>
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		<title>La prima legge a firma Meloni è uno schiaffo alla concorrenza</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/la-prima-legge-a-firma-meloni-e-uno-schiaffo-alla-concorrenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alissiia Ferraris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 14:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ci sono solo i balneari, tassisti, notai, aziende pubbliche di tra sporto che continueranno a non vedere le proprie concessioni messe a gara. L&#8217;avversione profonda alla concorrenza è una patologia sempre più estesa nella politica italiana, a destra come a sinistra. Prevale l&#8217;idea paternalista che sia lo Stato e non il mercato a disciplinare&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/la-prima-legge-a-firma-meloni-e-uno-schiaffo-alla-concorrenza/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La prima legge a firma Meloni è uno schiaffo alla concorrenza</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non ci sono solo i balneari, tassisti, notai, aziende pubbliche di tra sporto che continueranno a non vedere le proprie concessioni messe a gara.<br />
L&#8217;avversione profonda alla concorrenza è una patologia sempre più estesa nella politica italiana, a destra come a sinistra. Prevale l&#8217;idea paternalista che sia lo Stato e non il mercato a disciplinare prezzi e tariffe, a tutelare i mille interessi che hanno solo svantaggi da un&#8217;ondata generale in cui siano i liberi prezzi a determinare la migliore e più efficiente offerta del servizio secondo la valutazione del cliente. E così la produttività generale italiana, naturalmente, continua a languire. Vicenda del tutto analoga è quella del disegno di legge che sta per essere approvato a passo bersaglieresco dal Parlamento: alla Camera sono bastate tre settimane per passare dalla commissione all&#8217;aula con voto finale senza modifiche. Legge che nasce da un ddl a prima firma MeIoni &#8211; e questo ne spiega la celerità &#8211; della scorsa legislatura. Che mira a tutelare i piccoli professionisti dalla famigerata avidità delle grandi imprese.<br />
Passo indietro: sulla disciplina delle tariffe professionali si battaglia da molti anni. I minimi erano stati aboliti in tempi di liberalizzazioni, ma con il decreto legge 148/2017 riapparve la volontà di tutelare un equo compenso ai professionisti nei rapporti con imprese bancarie e assicurative e grandi imprese, per evitare presunte situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra professionisti e clienti &#8220;forti&#8221;. Si previde nullità delle clausole predisposte dalle imprese committenti laddove i compensi fossero non in linea con i parametri ministeriali che divennero obbligatori, mentre all&#8217;epoca delle liberalizzazioni erano dovuti per i soli casi di mancato accordo tra le parti. Nei fatti, il decreto reintroduceva un tariffario invigilato per i servizi professionali, abrogato nel 2012 perché limitativo della concorrenza nel mercato di tali servizi, sostituendolo con il riferimento ai &#8220;parametri&#8221; definiti dal Ministero vigilante. La legge Meloni in corso di fulminea approvazione va ben oltre.<br />
Non solo i &#8220;contraenti forti&#8221; diventano non più le sole grandi imprese ma tutte le medie imprese sopra i 50 dipendenti o i 10 milioni di euro fatturati. Ma spetterà al tribunale ordinario pronunciarsi se il compenso sia equo o no rispetto ai parametri ministeriali. E ciliegina sulla torta, per i professionisti iscritti a ordini e collegi professionali spetterà agli ordini stessi &#8220;sanzionare&#8221; coloro che accettino liberamente tariffe inferiori. Il parere di congruità degli ordini diventa vero titolo esecutivo, come se gli ordini fossero parificati al giudice di Stato. E, attenzione, la mannaia non cade solo su intese contrattuali dettate unilateralmente dal committente, ben-si su tutte le intese, anche quelle liberamente pattuite ma segnalate da professionisti rimasti all&#8217;asciutto. E mica solo i piccoli poveri singoli professioni-sti, bensì qualunque intesa di prestazione di servizio che riguardi anche studi associati in forma societaria e plurispecializzati. Sintesi estrema: invece di incentivare la nascita di sempre più estese forme associative di professionisti in grado di offrire a più basso costo migliori servizi integrati all&#8217;impresa, l&#8217;esatto opposto. Piccolo è bello e piccolo va difeso. L&#8217;Antitrust scrisse nel 2017 che la reintroduzione mascherata delle tariffe professionali era &#8220;in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione che, negli anni più recenti, hanno interessato il nostro ordinamento anche nel settore delle professioni regolamentate&#8221;. Infatti, collegando l&#8217;equità del compenso ai paramenti tariffari contenuti nei decreti ministeriali, tali previsioni reintroducevano di fatto i minimi tariffari, con l&#8217;effetto di &#8220;limitare confronti concorrenziali tra gli appartenenti alla medesima categoria, piuttosto che tutelare interessi della collettività&#8221;<br />
Eventuali criticità connesse alla presenza di fruitori di servizi professionali con elevato potere di domanda &#8211; continuava l&#8217;Antitrust &#8211; non vanno affrontate attraverso la fissazione di un prezzo minimo per l&#8217;erogazione dei servizi, che avrebbe l&#8217;unico effetto di alterare il corretto funzionamento delle dinamiche di mercato e ostacolare lo spontaneo adattamento di domanda e offerta. Che dirà ora l&#8217;Antitrust, in presenza di una stretta ancora e molto più forte?<br />
Si accettano scommesse: qualunque cosa l&#8217;Antitrust dicesse, la politica attuale se ne farebbe ampi baffi.</p>
<p><strong>Oscar Giannino</strong>, Il Foglio, 02/02/2023</p>
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