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	<title>matteo grossi Archivi - libdem europei</title>
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	<title>matteo grossi Archivi - libdem europei</title>
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		<title>Grossi fa meglio della Moratti: questo esito non abbatte il progetto liberale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:31:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un risultato in chiaroscuro. Se da un lato Matteo Grossi può dirsi soddisfatto per il suo risultato personale, dall’altro non può esserlo per una lista (e una coalizione) che non ha sfondato. Il sindaco di Sant’Angelo, candidato nella lista Letizia Moratti Presidente, ha raccolto 569 preferenze a livello provinciale, risultando il primo dei quattro candidati.&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/grossi-fa-meglio-della-moratti-questo-esito-non-abbatte-il-progetto-liberale/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Grossi fa meglio della Moratti: questo esito non abbatte il progetto liberale</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un risultato in chiaroscuro. Se da un lato Matteo Grossi può dirsi soddisfatto per il suo risultato personale, dall’altro non può esserlo per una lista (e una coalizione) che non ha sfondato. Il sindaco di Sant’Angelo, candidato nella lista Letizia Moratti Presidente, ha raccolto 569 preferenze a livello provinciale, risultando il primo dei quattro candidati. Ma la lista non ha sfondato e si è fermata al 4,57%. Peggio è andata al “terzo polo”: il cartello elettorale formato da Azione e Italia Viva si è arreso al 3,70% nel collegio pavese.</p>
<p>“Personalmente mi ritengo soddisfatto. – esordisce Grossi – Mi ero prefissato l’obiettivo di raggiungere 500 preferenze cercando di uscire dal mio territorio e dalla Lomellina. E i voti sono arrivati. Diversa è però la valutazione sulla lista: in due mesi di campagna elettorale non siamo riusciti a raccogliere di più, nonostante il grande impegno della Moratti e la sua presenza nel territorio. E’ evidente che gli elettori hanno preferito continuare con il centrodestra e questa volontà va rispettata”. La lista Moratti puntava molto su infrastrutture e sanità, ma i lombardi hanno rinnovato la loro fiducia a Fontana. Le elezioni regionali, però, arrivano ad una manciata di mesi dalle politiche e sono una tappa intermedia che porterà la politica a ripresentarsi agli elettori per le elezioni europee. Consultazioni che si terranno nel 2024. C’è un anno di tempo in cui il “cantiere liberale” può lavorare per creare questa nuova casa politica. E proprio Grossi non ha mai fatto mistero di guardare con molta attenzione a questa nuova realtà politica, anzi ha già un piede dentro la porta. Membro della Fondazione Einaudi (e il riferimento liberale è evidente), Matteo Grossi ha partecipato alla costituente libdem a Milano nello scorso mese di gennaio. “Lavoriamo ad un polo liberale, di centro, alternativo al bipolarismo. – aggiunge a freddo Matteo Grossi – L’esperienza politica con Letizia Moratti ci accompagna verso questa nuova realtà. Guardiamo ad una nuova esperienza politica che possa accogliere liberali, riformisti e moderati di centro. Guardiamo ad un nuovo movimento politico che sappia dialogare con le altre forze politiche escludendo però i populismi presenti sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Questa è la sfida che ci attende: una sfida fatta di idee, coraggio e concretezza. Un nuovo centro liberale, in grado di riavvicinare alla buona politica quanti ormai, e sono troppi, disertano abitualmente le urne”.</p>
<p>Vittorio Testa, L’Informatore Lomellino</p>
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		<title>Ma c’è chi dice no: “L’importante è che funzioni, non che sia sotto casa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:26:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale sotto casa fa comodo a magistrati, avvocati e… delinquenti. Dal coro degli amministratori pubblici schierati in prima linea per la riapertura del tribunale di Vigevano si chiama fuori Matteo Grossi. Il sindaco di Sant’Angelo fa il solista e va contro un’iniziativa che etichetta con una parola sola: propaganda. L’assolo di Matteo Grossi punta&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/ma-ce-chi-dice-no-limportante-e-che-funzioni-non-che-sia-sotto-casa/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Ma c’è chi dice no: “L’importante è che funzioni, non che sia sotto casa”</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tribunale sotto casa fa comodo a magistrati, avvocati e… delinquenti. Dal coro degli amministratori pubblici schierati in prima linea per la riapertura del tribunale di Vigevano si chiama fuori Matteo Grossi. Il sindaco di Sant’Angelo fa il solista e va contro un’iniziativa che etichetta con una parola sola: propaganda. L’assolo di Matteo Grossi punta ad aprire gli occhi a quanti sono rimasti affascinati dalla battaglia “salviamo il tribunale”. A cosa serve riaprire il tribunale di Vigevano? Cosa cambia se il tribunale è a Pavia anziché a Vigevano?</p>
<p>“Vale per quasi tutto: più è a portata di mano e meglio è. Ma vale anche per tutto: l’importante è che funzioni bene, non che sia solo a portata di mano. – spiega Matteo Grossi – Sulla giustizia vicina di casa, infatti, ci sono alcune considerazioni da fare. La prima: quel che serve alla sicurezza dei cittadini è la presenza delle forze dell’ordine, non la vicinanza al magistrato. Sarà il caso di ricordare che la giustizia penale interviene solo allo stadio in cui un supposto reo è stato trovato e va processato. E poi ancora un aspetto che vale per il penale e a maggior ragione per il civile: l’avere un tribunale a due passi non cambia la vita delle persone salvo che non facciano i magistrati o gli avvocati, mentre si ripete da anni, e lo ha detto molto chiaramente anche il ministro Nordio, che si deve depenalizzare e favorire tutte le vie alternative al processo. Sarebbe, insomma, assai più utile avere un organismo conciliativo facilmente accessibile, piuttosto che un tribunale dove discutere la decennale causa condominiale”.</p>
<p>La sintesi è impietosa: meglio un “qualcosa” sotto casa che un “qualcosa funzionante” dall’altra parte della strada. Vale per i tribunali, vale per gli ospedali e vale per i sevizi (pubblici) in genere.</p>
<p>“I piccoli tribunali hanno un numero ristretto di magistrati, il che moltiplica i casi di incompatibilità: chi è stato Gip non può essere Gup, chi ha fatto l’uno o l’altro non può essere giudice e via andando. Le incompatibilità creano problemi di personale e allungano i tempi. – precisa ancora Grossi – Meglio fare dieci chilometri per due o tre mesi che fare cento metri per dieci anni. Servono tribunali produttivi e con tempi ragionevoli, non che facciano compagnia per una vita”.</p>
<p>In buona sostanza: i problemi della Giustizia sono ben altri. Problemi che possono essere risolti lasciando da parte la propaganda e lo stile della “campagna elettorale permanente” e applicando solo un po’ di concretezza unità ad una sana serietà.</p>
<p>“Dobbiamo ricordarci che abbiamo più magistrati e avvocati pro capite della media d’Europa e più tribunali pro capite della media d’Europa, eppure siamo i più lenti d’Europa. Il taglio della spesa pubblica quindi aiuta la giustizia a funzionare. – conclude Matteo Grossi – Anche di questo parleremo il 15 aprile a Sant’Angelo con la Fondazione Einaudi ma il tema della giornata sarà la separazione delle carriere tema per cui vale la pena lottare, altro è solo propaganda che risulta, nelle condizioni in cui siamo, inutile”.</p>
<p>Vittorio Testa, L&#8217;informatore lomellino, 01.03.2023</p>
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		<title>Il vuoto del non voto</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/il-vuoto-del-non-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 11:16:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[la ragione]]></category>
		<category><![CDATA[matteo grossi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascorsa una settimana e oltre dal voto regionale lombardo e laziale, non ci si capacita dell’ottimo risultato del partito dell’astensione. Eppure, il rimbombo dei passi nei corridoi vuoti delle scuole aveva fatto ben capire che le schede elettorali avrebbero ricevuto pochi colpi di timbro. Aiutati dal silenzio, gli scrutinatori distinguevano dalla cabina la mano sicura&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/il-vuoto-del-non-voto/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Il vuoto del non voto</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Trascorsa una settimana e oltre dal voto regionale lombardo e laziale, non ci si capacita dell’ottimo risultato del partito dell’astensione. Eppure, il rimbombo dei passi nei corridoi vuoti delle scuole aveva fatto ben capire che le schede elettorali avrebbero ricevuto pochi colpi di timbro. Aiutati dal silenzio, gli scrutinatori distinguevano dalla cabina la mano sicura da quella insicura e un orecchio allenato poteva contare le schede destinate a restare in bianco. In passa- to votare è sempre stato un esercizio svolto con entusiasmo e serietà per rispetto di coloro che lottarono, anche con la vita, affinché diventasse un diritto. Al giorno d’oggi sembra essere diventato un dovere facoltativo che, pur restando un diritto, offre ampi margini per disertare le urne. Due considerazioni. Sono convinto che il partito del non voto sia da analizzare con cura. Non credo che siano tutti rimasti a casa per colpa della politica o perché non si sono sentiti rappresentati. Ritengo che soprattutto i giovani non si siano recati ai seggi per un fatto oramai divenuto culturale: se non hanno la scheda elettorale è perché non la possiedono neppure i loro genitori. Inoltre, arrivati alla maggiore età, non vengono invogliati a partecipare al voto né dai genitori né dalla scuola. Hanno poca conoscenza della politica, se non per gli accadimenti negativi di chi ha contribuito a distruggerne la credibilità con atti osceni di malaffare e malgoverno. La seconda considerazione riguarda il modus stesso del fare politica. In tutto ha</p>
<p>votato circa il 40% degli aventi diritto. Se l’affluenza, rispetto alla tornata elettorale del 2018, è crollata di 30 punti lo si deve anche alla mancanza di luoghi in cui incontrarsi per conoscere e imparare, al fine di confrontarsi. La democrazia senza partecipazione scarseggia sia di idee che di valori. In questi giorni si è cercato di giustificare un risultato senza precedenti, facendo finta di non vedere la frattura fra società e politica, fra cittadino e istituzioni. Quando ammetteremo che in questi ultimi decenni è venuto meno il contatto umano – quindi il dialogo e l’ascolto – si potrà forse ricominciare dalle piazze, dai mercati, dai luoghi della socialità. Lì troveremo i commercianti, gli artigiani, i pensionati, gli studenti e i disoccupati. Purché, beninteso, si capiscano i loro problemi e si abbia poi qualcosa da dire.</p>
<p>Matteo Grossi, La Ragione, 23.02.2023</p>
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