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	<title>Jacopo D&#039;Andreamatteo, Autore presso libdem europei</title>
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	<title>Jacopo D&#039;Andreamatteo, Autore presso libdem europei</title>
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		<title>Grossi fa meglio della Moratti: questo esito non abbatte il progetto liberale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:31:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un risultato in chiaroscuro. Se da un lato Matteo Grossi può dirsi soddisfatto per il suo risultato personale, dall’altro non può esserlo per una lista (e una coalizione) che non ha sfondato. Il sindaco di Sant’Angelo, candidato nella lista Letizia Moratti Presidente, ha raccolto 569 preferenze a livello provinciale, risultando il primo dei quattro candidati.&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/grossi-fa-meglio-della-moratti-questo-esito-non-abbatte-il-progetto-liberale/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Grossi fa meglio della Moratti: questo esito non abbatte il progetto liberale</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un risultato in chiaroscuro. Se da un lato Matteo Grossi può dirsi soddisfatto per il suo risultato personale, dall’altro non può esserlo per una lista (e una coalizione) che non ha sfondato. Il sindaco di Sant’Angelo, candidato nella lista Letizia Moratti Presidente, ha raccolto 569 preferenze a livello provinciale, risultando il primo dei quattro candidati. Ma la lista non ha sfondato e si è fermata al 4,57%. Peggio è andata al “terzo polo”: il cartello elettorale formato da Azione e Italia Viva si è arreso al 3,70% nel collegio pavese.</p>
<p>“Personalmente mi ritengo soddisfatto. – esordisce Grossi – Mi ero prefissato l’obiettivo di raggiungere 500 preferenze cercando di uscire dal mio territorio e dalla Lomellina. E i voti sono arrivati. Diversa è però la valutazione sulla lista: in due mesi di campagna elettorale non siamo riusciti a raccogliere di più, nonostante il grande impegno della Moratti e la sua presenza nel territorio. E’ evidente che gli elettori hanno preferito continuare con il centrodestra e questa volontà va rispettata”. La lista Moratti puntava molto su infrastrutture e sanità, ma i lombardi hanno rinnovato la loro fiducia a Fontana. Le elezioni regionali, però, arrivano ad una manciata di mesi dalle politiche e sono una tappa intermedia che porterà la politica a ripresentarsi agli elettori per le elezioni europee. Consultazioni che si terranno nel 2024. C’è un anno di tempo in cui il “cantiere liberale” può lavorare per creare questa nuova casa politica. E proprio Grossi non ha mai fatto mistero di guardare con molta attenzione a questa nuova realtà politica, anzi ha già un piede dentro la porta. Membro della Fondazione Einaudi (e il riferimento liberale è evidente), Matteo Grossi ha partecipato alla costituente libdem a Milano nello scorso mese di gennaio. “Lavoriamo ad un polo liberale, di centro, alternativo al bipolarismo. – aggiunge a freddo Matteo Grossi – L’esperienza politica con Letizia Moratti ci accompagna verso questa nuova realtà. Guardiamo ad una nuova esperienza politica che possa accogliere liberali, riformisti e moderati di centro. Guardiamo ad un nuovo movimento politico che sappia dialogare con le altre forze politiche escludendo però i populismi presenti sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Questa è la sfida che ci attende: una sfida fatta di idee, coraggio e concretezza. Un nuovo centro liberale, in grado di riavvicinare alla buona politica quanti ormai, e sono troppi, disertano abitualmente le urne”.</p>
<p>Vittorio Testa, L’Informatore Lomellino</p>
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		<title>Ma c’è chi dice no: “L’importante è che funzioni, non che sia sotto casa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:26:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale sotto casa fa comodo a magistrati, avvocati e… delinquenti. Dal coro degli amministratori pubblici schierati in prima linea per la riapertura del tribunale di Vigevano si chiama fuori Matteo Grossi. Il sindaco di Sant’Angelo fa il solista e va contro un’iniziativa che etichetta con una parola sola: propaganda. L’assolo di Matteo Grossi punta&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/ma-ce-chi-dice-no-limportante-e-che-funzioni-non-che-sia-sotto-casa/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Ma c’è chi dice no: “L’importante è che funzioni, non che sia sotto casa”</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tribunale sotto casa fa comodo a magistrati, avvocati e… delinquenti. Dal coro degli amministratori pubblici schierati in prima linea per la riapertura del tribunale di Vigevano si chiama fuori Matteo Grossi. Il sindaco di Sant’Angelo fa il solista e va contro un’iniziativa che etichetta con una parola sola: propaganda. L’assolo di Matteo Grossi punta ad aprire gli occhi a quanti sono rimasti affascinati dalla battaglia “salviamo il tribunale”. A cosa serve riaprire il tribunale di Vigevano? Cosa cambia se il tribunale è a Pavia anziché a Vigevano?</p>
<p>“Vale per quasi tutto: più è a portata di mano e meglio è. Ma vale anche per tutto: l’importante è che funzioni bene, non che sia solo a portata di mano. – spiega Matteo Grossi – Sulla giustizia vicina di casa, infatti, ci sono alcune considerazioni da fare. La prima: quel che serve alla sicurezza dei cittadini è la presenza delle forze dell’ordine, non la vicinanza al magistrato. Sarà il caso di ricordare che la giustizia penale interviene solo allo stadio in cui un supposto reo è stato trovato e va processato. E poi ancora un aspetto che vale per il penale e a maggior ragione per il civile: l’avere un tribunale a due passi non cambia la vita delle persone salvo che non facciano i magistrati o gli avvocati, mentre si ripete da anni, e lo ha detto molto chiaramente anche il ministro Nordio, che si deve depenalizzare e favorire tutte le vie alternative al processo. Sarebbe, insomma, assai più utile avere un organismo conciliativo facilmente accessibile, piuttosto che un tribunale dove discutere la decennale causa condominiale”.</p>
<p>La sintesi è impietosa: meglio un “qualcosa” sotto casa che un “qualcosa funzionante” dall’altra parte della strada. Vale per i tribunali, vale per gli ospedali e vale per i sevizi (pubblici) in genere.</p>
<p>“I piccoli tribunali hanno un numero ristretto di magistrati, il che moltiplica i casi di incompatibilità: chi è stato Gip non può essere Gup, chi ha fatto l’uno o l’altro non può essere giudice e via andando. Le incompatibilità creano problemi di personale e allungano i tempi. – precisa ancora Grossi – Meglio fare dieci chilometri per due o tre mesi che fare cento metri per dieci anni. Servono tribunali produttivi e con tempi ragionevoli, non che facciano compagnia per una vita”.</p>
<p>In buona sostanza: i problemi della Giustizia sono ben altri. Problemi che possono essere risolti lasciando da parte la propaganda e lo stile della “campagna elettorale permanente” e applicando solo un po’ di concretezza unità ad una sana serietà.</p>
<p>“Dobbiamo ricordarci che abbiamo più magistrati e avvocati pro capite della media d’Europa e più tribunali pro capite della media d’Europa, eppure siamo i più lenti d’Europa. Il taglio della spesa pubblica quindi aiuta la giustizia a funzionare. – conclude Matteo Grossi – Anche di questo parleremo il 15 aprile a Sant’Angelo con la Fondazione Einaudi ma il tema della giornata sarà la separazione delle carriere tema per cui vale la pena lottare, altro è solo propaganda che risulta, nelle condizioni in cui siamo, inutile”.</p>
<p>Vittorio Testa, L&#8217;informatore lomellino, 01.03.2023</p>
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		<title>Il vuoto del non voto</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/il-vuoto-del-non-voto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 11:16:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[la ragione]]></category>
		<category><![CDATA[matteo grossi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascorsa una settimana e oltre dal voto regionale lombardo e laziale, non ci si capacita dell’ottimo risultato del partito dell’astensione. Eppure, il rimbombo dei passi nei corridoi vuoti delle scuole aveva fatto ben capire che le schede elettorali avrebbero ricevuto pochi colpi di timbro. Aiutati dal silenzio, gli scrutinatori distinguevano dalla cabina la mano sicura&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/il-vuoto-del-non-voto/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Il vuoto del non voto</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Trascorsa una settimana e oltre dal voto regionale lombardo e laziale, non ci si capacita dell’ottimo risultato del partito dell’astensione. Eppure, il rimbombo dei passi nei corridoi vuoti delle scuole aveva fatto ben capire che le schede elettorali avrebbero ricevuto pochi colpi di timbro. Aiutati dal silenzio, gli scrutinatori distinguevano dalla cabina la mano sicura da quella insicura e un orecchio allenato poteva contare le schede destinate a restare in bianco. In passa- to votare è sempre stato un esercizio svolto con entusiasmo e serietà per rispetto di coloro che lottarono, anche con la vita, affinché diventasse un diritto. Al giorno d’oggi sembra essere diventato un dovere facoltativo che, pur restando un diritto, offre ampi margini per disertare le urne. Due considerazioni. Sono convinto che il partito del non voto sia da analizzare con cura. Non credo che siano tutti rimasti a casa per colpa della politica o perché non si sono sentiti rappresentati. Ritengo che soprattutto i giovani non si siano recati ai seggi per un fatto oramai divenuto culturale: se non hanno la scheda elettorale è perché non la possiedono neppure i loro genitori. Inoltre, arrivati alla maggiore età, non vengono invogliati a partecipare al voto né dai genitori né dalla scuola. Hanno poca conoscenza della politica, se non per gli accadimenti negativi di chi ha contribuito a distruggerne la credibilità con atti osceni di malaffare e malgoverno. La seconda considerazione riguarda il modus stesso del fare politica. In tutto ha</p>
<p>votato circa il 40% degli aventi diritto. Se l’affluenza, rispetto alla tornata elettorale del 2018, è crollata di 30 punti lo si deve anche alla mancanza di luoghi in cui incontrarsi per conoscere e imparare, al fine di confrontarsi. La democrazia senza partecipazione scarseggia sia di idee che di valori. In questi giorni si è cercato di giustificare un risultato senza precedenti, facendo finta di non vedere la frattura fra società e politica, fra cittadino e istituzioni. Quando ammetteremo che in questi ultimi decenni è venuto meno il contatto umano – quindi il dialogo e l’ascolto – si potrà forse ricominciare dalle piazze, dai mercati, dai luoghi della socialità. Lì troveremo i commercianti, gli artigiani, i pensionati, gli studenti e i disoccupati. Purché, beninteso, si capiscano i loro problemi e si abbia poi qualcosa da dire.</p>
<p>Matteo Grossi, La Ragione, 23.02.2023</p>
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		<title>Nuovo patto di stabilità, il Governo sposi la ricetta Bankitalia</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/nuovo-patto-di-stabilita-il-governo-sposi-la-ricetta-bankitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 07:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bankitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa pensa davvero il governo del nuovo patto di stabilità europeo, che verrà deciso in questo 2023? Il tempo stringe, il governo si chiarisca bene le idee. Altrimenti, si profilano guai certi. Il 9 novembre la Commissione UE ha reso pubblica la propria “Comunicazione sugli orientamenti per una riforma del quadro di governance economica&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/nuovo-patto-di-stabilita-il-governo-sposi-la-ricetta-bankitalia/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Nuovo patto di stabilità, il Governo sposi la ricetta Bankitalia</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa pensa davvero il governo del nuovo patto di stabilità europeo, che verrà deciso in questo 2023? Il tempo stringe, il governo si chiarisca bene le idee. Altrimenti, si profilano guai certi. Il 9 novembre la Commissione UE ha reso pubblica la propria “Comunicazione sugli orientamenti per una riforma del quadro di governance economica dell’UE”. Inutile dire quanto il tema sia importante, per un Paese che ha il proprio debito pubblico a una quota pari al 145% del PIL (e aspettiamo di capire quanto la discesa di 10 punti avvenuta sotto Draghi sarà attenuata dall’imputazione dei bonus edilizi). Banca d’Italia ha già levato la sua voce. Il 14 febbraio, in audizione alla Commissione Bilancio della Camera, il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Sergio Nicoletti Altimari ha esposto il pensiero di via Nazionale. In sintesi, tre blocchi di considerazioni. Il primo richiama la necessità per l’Italia di sposare con decisione politiche di bilancio responsabili volte a ridurre il debito. L’esperienza italiana mostra che le scelte pubbliche possono produrre livelli dannosi di disavanzo e debito pubblico, perché superiori a quelli utili a stabilizzare l’economia o a determinare livelli più elevati di crescita nel lungo termine. Meccanismi di “preferenza per il deficit” producono distorsioni nella composizione del bilancio pubblico, favorendo eccessivamente la spesa corrente rispetto agli investimenti. In un’unione monetaria l’importanza di presidi contro il <em>deficit bias</em> è ancora maggiore, poiché la sostenibilità delle finanze pubbliche di ciascun Paese garantisce la stabilità dell’intera area. Prima conclusione: lo spread è sceso ma resta troppo elevato, imporre vincoli alla politica di bilancio contribuisce a un processo di bilancio più orientato al medio-lungo periodo.</p>
<p>Il secondo punto è sul merito delle proposte della Commissione. Bankitalia condivide l’obiettivo di semplificare regole divenute sempre più complicate e multiobiettivo &#8211; attualmente disavanzo nominale, disavanzo strutturale, spesa e debito – e con criteri spesso opinabili, come il deficit strutturale calcolato sull’output gap di ogni Paese. Tuttavia via Nazionale fa presente che la “regola della spesa” proposta ora per abbassare il debito, basata su obiettivi quadriennali della spesa pubblica primaria netta &#8211; ossia al netto degli esborsi per interessi, della componente ciclica connessa alla disoccupazione, e delle misure discrezionali riguardanti le entrate – non è comunque scevra di elementi invalutabili con precisione ex ante per gli anni a venire, dunque resterebbe esposta a discrezionalità. Aggiunge soprattutto poi che la proposta di tre diverse classi di Paesi a diverso livello di rischio di sostenibilità del debito – “alto, “moderato” e “modesto” – con diverse modalità di rientro attraverso piani di aggiustamento contrattati entro i 4 anni per i più a rischio, inevitabilmente esporrà i membri UE a classificazione più elevata tra cui l’Italia a <em>bias</em> di mercato immediati, che ne peggiorerebbero la sostenibilità. Inoltre, la proposta di abbinare il contratto quadriennale di rientro a riforme strutturali è positiva, a patto che le riforme abbiano analisi tecniche condivise sugli effetti circa il PIL potenziale, e non siano disomogenee tra Paese e Paese. Estendere poi le sanzioni fino alla perdita del diritto all’uso di Fondi UE rende politicamente assai probabile che si replichi quanto già avvenuto, cioè la loro inattuazione. Meglio pensare a incentivi a realizzare i piani di rientro con logica premiale, che punitiva.</p>
<p>Infine, terza osservazione: al nuovo Patto di Stabilità va accompagnata una più ampia capacità europea di bilancio. L’esperienza di questi anni dimostra la necessità di fronteggiare shock esogeni con fondi comuni, come avvenuto con Next Generation EU e SURE. Ma tali fondi sono possibili solo se aumenta come sottostante un maggior bilancio comunitario: cioè servono cessioni di sovranità fiscale a favore di Bruxelles. Se si sostiene questa soluzione a favore di beni comuni, si è più credibili nella trattativa per smontare le tre classi di rischio del debito pubblico nazionale.</p>
<p>Il governo Meloni dovrebbe rapidamente capire che ha tutto l’interesse a far propria la posizione di via Nazionale, lavorando sin d’ora con i governi europei per una maggioranza a favore di tali scelte. L’asse franco-tedesco-olandese è molto meno forte di un tempo. Non replichi quanto si è già visto sul Fit for 55, intervenendo fuori tempo. Il debito italiano è enorme, e decenni di politiche sbagliate ci espongono a enormi nuovi rischi per la possibilità di tutti gli ingenti investimenti necessari per il futuro dell’Italia.</p>
<p>Oscar Giannino, Affari&amp;Finanza, La Repubblica, 27.02.2023</p>
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		<title>#scriviDemma</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/scrividemma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 13:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[#scriviDemma]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana Demma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tiziana Demma &#8211; Portiamo in Regione Lombardia i colori liberali democratici europei &#8211; della Costituente Libdem e già nel Direttivo nazionale, in corsa alle regionali per Regione Lombardia, in lista con Terzo Polo, già candidata al senato, nelle scorse politiche, arrivata seconda con 48mila voti. “ Non ho mai smesso di correre, la mia una Missione,&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/scrividemma/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">#scriviDemma</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tiziana Demma</strong> &#8211; Portiamo in Regione Lombardia i colori liberali democratici europei &#8211; della <strong>Costitu</strong><strong>ente Libdem</strong> e già nel Direttivo nazionale, in corsa alle regionali per Regione Lombardia, in lista con Terzo Polo, già candidata al senato, nelle scorse politiche, arrivata seconda con 48mila voti. “ Non ho mai smesso di correre, la mia una Missione, il mio impegno per riportare al Centro la Persona e la sua libertà, quella “mano invisibile” che permette di realizzare un ordine sociale che soddisfa l’interesse generale e la convergenza spontanea degli interessi personali verso il benessere collettivo” Il 12 e 13 febbraio #scriviDemma<img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-938 aligncenter" src="https://libdemeuropei.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/Tiziana-Demma-300x300.jpeg" alt="" width="339" height="339" srcset="https://libdemeuropei.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/Tiziana-Demma-300x300.jpeg 300w, https://libdemeuropei.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/Tiziana-Demma-1024x1024.jpeg 1024w, https://libdemeuropei.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/Tiziana-Demma-150x150.jpeg 150w, https://libdemeuropei.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/Tiziana-Demma-768x768.jpeg 768w, https://libdemeuropei.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/02/Tiziana-Demma.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" /></p>
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		<title>Impossibile autonomia</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/impossibile-autonomia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 11:49:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Il Foglio]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una riforma giusta fatta in modo sbagliato. Perché decidere senza dati significa decidere male L&#8217;accelerata in vista delle regionali lombarde ha trasformato una questione molto seria in un torneo contrapposto di urla. E cosi non si va da nessuna parte. Cerchiamo di capire perché. Non è vero &#8211; gliene va dato atto &#8211; che il&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/impossibile-autonomia/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Impossibile autonomia</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Una riforma giusta fatta in modo sbagliato. Perché decidere senza dati significa decidere male</strong></em><br />
L&#8217;accelerata in vista delle regionali lombarde ha trasformato una questione molto seria in un torneo contrapposto di urla. E cosi non si va da nessuna parte. Cerchiamo di capire perché. Non è vero &#8211; gliene va dato atto &#8211; che il ministro Calderoli non abbia introdotto novità.<br />
Cerca abilmente di evitare il primo grande problema: le 23 materie apposte in Costituzione 22 anni fa da una sinistra che credeva così di levare la bandierina alla destra, e poi fatte sornionamente approvare in referendum popolare consultivo da una destra trionfante. Molte di quelle materie sono state scelte coi piedi: spezzano in maniera suicidaria l&#8217;economia italiana su reti di trasporto, reti energetiche, rapporti commerciali con Ue ed extra Ue.<br />
L&#8217;esperienze pandemica e ucraina insegnano che bisogna semmai portare molte di quelle materie a scelte e risorse comuni europee, non certo a micromercati regionali italiani divisi e contrapposti. Calderoli proporrà uno &#8220;spacchettamento&#8221; in ambiti di queste materie, per sminare il problema. Bene: ma finché non capiamo cosa e co-me, impossibile esprimersi. Era molto meglio un confronto preliminare serio di un paio di mesi in Conferenza stato-regioni, una riflessione comune sul fatto che diverse delle 23 materie in Costituzione sono richiedibili, ma è meglio per responsabilità nazionale non chiederle.<br />
Secondo: è impossibile dare un giudizio sui rischi di ulteriore aggravio dei divari nei servizi pubblici essenziali tra nord e sud, finché non si capirà come si vogliono calcolare i Lep (Livelli essenziali di prestazione). E qui vengono i tempi e i modi. Dopo il sì sulla bozza ieri in Cdm, il testo va per un parere alla Conferenza unificata, poi torna in Cdm. Poi va in Parlamento che dovrebbe votare la legge di attuazione. Ma prima che si stabiliscano i Lep e senza sapere un&#8217;acca di che cosa potrebbe venirne fuori. Perché sui Lep nasce una cabina di regia ad hoc, con 6 mesi per decidere su cosa calcolarli &#8211; non solo sanità e scuola, anche sui servizi per il lavoro, costo opere infrastrutturali e via proseguendo &#8211; dopodiché altri 6 mesi per calcolarli in concreto, con vasto concorso di tutti gli enti pubblici da Istat a Sose a Inps a Ragioneria dello stato, E siamo già arrivati a metà 2024. Dopodiché sui Lep il Consiglio dei ministri emette un Dpcm, su cui Conferenza Unificata e Camere si limitano a dare un parere. Non ci siamo per niente. Con questa procedura di voto parlamentare su una legge di attuazione senza Lep, e di un Dpcm emanato al governo senza controllo né voto parlamentare se non a numeri fatti, l&#8217;atmosfera sarà così rovente che ogni serio ragionamento di merito verrà travolto. Solo a quel punto partono le prime richieste delle regioni, dopo un mese inizia la trattativa col governo, per tutto il tempo finché non si raggiunge l&#8217;intesa che viene votata in Cdm, dopo la si invia al parere di Conferenza unificata e Camere, le cui osservazioni il governo è libero di accogliere o meno in 60 giorni. A quel punto l&#8217;intesa modificata torna alla regione. Dopodiché torna in Consiglio dei ministri che la emana come disegno di legge, e sul disegno di legge si esprime il Parlamento con maggioranza assoluta dei voti. Nel più liscio dei casi, un&#8217;intesa operativa di autonomia differenziata ci sarà solo a inizio 2025.<br />
Ma il punto politico è che non si è partiti da un confronto serio né sulle materie richiedibili, né sui servizi su cui calcolare i Lep, né sul criterio finanziario e sui benchmark da utilizzare per calcolarli. E senza questi numeri nessuno sa davvero quanto tutto questo costerà, visto che è impensabile affrontare i gap del sud a finanza invariata, né chi lo pagherà e come, tra contribuente nazionale e locale. Su una materia così delicata, decidere di decidere senza dati è la certezza di decidere male. Il peggior errore da evitare.</p>
<p>Oscar Giannino, Il Foglio, 04/02/2023</p>
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		<title>Alla giustizia serve il merito</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/alla-giustizia-serve-il-merito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 11:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro De Nicola]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non passa giorno senza una qualche dichiarazione del ministro Nordio, dei suoi oppositori o dei suoi colleghi di governo sul tema delle intercettazioni e ora è scoppiata la grana, non priva di aspetti tragici e surreali, dell&#8217;applicazione del 41 bis al terrorista anarchico Cospito, Nessuno nega che si tratti di problemi importanti, perlomeno superiore a&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/alla-giustizia-serve-il-merito/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Alla giustizia serve il merito</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non passa giorno senza una qualche dichiarazione del ministro Nordio, dei suoi oppositori o dei suoi colleghi di governo sul tema delle intercettazioni e ora è scoppiata la grana, non priva di aspetti tragici e surreali, dell&#8217;applicazione del 41 bis al terrorista anarchico Cospito, Nessuno nega che si tratti di problemi importanti, perlomeno superiore a quello dei rave party, tuttavia, poiché sono passati 100 giorni dall&#8217;insediamento del governo, potrebbe essere una buona idea concentrarsi sull&#8217;aspetto fondamentale, l&#8217;organizzazione della macchina. Infatti, com&#8217;è noto e nonostante qualche piccolo recente miglioramento, ciò che tiene lontano gli investitori, terrorizza gli innocenti e rende felice i colpevoli, sono l&#8217;incertezza del diritto e la lunghezza dei procedimenti (Commissione Eu, Justice scoreboard, 2022). Questi enormi difetti sono legati in parte a mancanza di risorse (ma altri paesi europei hanno una spesa pro capite pari alla nostra e se la cavano molto meglio) e qualche volta all&#8217;oscurità o alla farraginosità delle norme sostanziali e processuali. Il malfunzionamento, però, risiede altresì negli incentivi che i cosiddetti operatori della giustizia ricevono e nella struttura istituzionale che presidia il funzionamento del sistema.<br />
Partendo dal primo punto è innegabile che, pur con alcune eccezioni, il merito non giochi un ruolo preponderante nella carriera di magistrati e personale amministrativo.<br />
Questi ultimi, tra cui i preziosi cancellieri dei tribunali, seguono il solito percorso fatto di scatti di anzianità con uno stipendio che parte da circa 24.000 euro l&#8217;anno per arrivare massimo a poche migliaia di euro in più. Difficile attrarre le persone più ambiziose e qualificate e ancor più difficile che una volta inserite queste si industrino, si sacrifichino, innovino.<br />
Stesso discorso vale per i magistrati. Il risultato dei giudizi di idoneità quadriennale, cui per sette volte sono sottoposti i giudici nel corso della loro carriera (7 per 4 = 28 anni di carriera. Come mai così pochi?), da ultimo è risultato positivo al 99,2% imbarazzante. Anche i tirocinanti, 1&#8217;85% dei quali passa il concorso di magistratura con un punteggio di 40/60 o meno, dopo il periodo di tirocinio sono quasi tutti immessi in ruolo. Praticamente non si ha notizia di magistrati che non vadano in pensione con il massimo della retribuzione di circa 8.000 euro.<br />
Inoltre, nonostante i numerosi errori giudiziari, alcuni eclatanti, i procedimenti disciplinari del Csm che si concludano con sanzioni si contano sulla punta delle dita e le sentenze di condanna per responsabilità civile del magistrati dal 2010 al 2021 sono state 8 (otto!) su 544 cause avviate.<br />
Quanto alle nomine agli uffici direttivi, una rapida lettura dei libri di Palamara spiega più di qualsiasi statistica.<br />
Orbene, la riforma Cartabia prevede la revisione, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, dei criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi e di quelli di accesso alle funzioni di legittimità nonché la riforma delle procedure di valutazione di professionalità dei magistrati e l&#8217;istituzione del fascicolo per la valutazione del magistrato, da tenere in considerazione oltre che in sede di verifica della professionalità anche in sede di attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi. Si legifererà anche sulla funzione della Scuola superiore della Magistratura e su una rivisitazione degli illeciti disciplinari.<br />
Ecco, il ministro Nordio si concentri su questa riforma e sulla sua concreta applicazione. Già nel 2007 una legge sulla valutazione dei magistrati aveva introdotto criteri sulla carta rigorosi, eppure&#8230; Tra gli strumenti utilizzabili per valutare la produttività dei magistrati esistono sistemi per pesare i diversi processi a seconda della loro complessità e il tempo occorrente per definirli. Sono metodologie in uso da anninegli Usa e in Europa. Soprattutto in Germania (dove i giudici hanno pagelle con 4 diversi voti), Olanda, Austria.<br />
Infine, bisogna che si applichi il famoso brocardo <em>nemo iuder in re propria</em> per valutare la performance e il rispetto delle regole da parte dei magistrati è consigliabile coinvolgere in maggioranza avvocati, esperti di risorse umane, accademici e notai per una terzietà del giudizio.<br />
Questo richiederebbe anche una riforma del Csm e si potrebbe arrivare all&#8217;agognata separazione delle carriere.<br />
Dirigenti-manager dei palazzi di giustizia adeguatamente retribuiti e formazione professionale che includa materie aziendali ed economiche contribuirebbero a una maggiore efficienza.<br />
In poche parole, si lavori quietamente a rendere il sistema giustizia più efficente e meritocratico e il consenso della stragrande maggioranza dei cittadini non tarderà ad arrivare.</p>
<p><strong>Alessandro De Nicola</strong>, La Repubblica, 04/02/2023</p>
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		<title>La stretta dell&#8217;UE &#8220;Stop interferenze dei Paesi ostili&#8221;</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/la-stretta-dellue-stop-interferenze-dei-paesi-ostili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 10:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Gozi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BRUXELLES &#8211; Bloccare le interferenze nella politica europea di Paesi stranieri e ostili. Impedire al russo Putin o al cinese Xi di condizionare partiti e candidati dell&#8217;Unione. Soprattutto durante la campagna elettorale del prossimo anno, quella che eleggerà la nuova Eurocamera. Ieri il Parlamento europeo ha modificato la proposta già avanzata dalla Commissione per regolare&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/la-stretta-dellue-stop-interferenze-dei-paesi-ostili/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La stretta dell&#8217;UE &#8220;Stop interferenze dei Paesi ostili&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>BRUXELLES &#8211; Bloccare le interferenze nella politica europea di Paesi stranieri e ostili. Impedire al russo Putin o al cinese Xi di condizionare partiti e candidati dell&#8217;Unione. Soprattutto durante la campagna elettorale del prossimo anno, quella che eleggerà la nuova Eurocamera. Ieri il Parlamento europeo ha modificato la proposta già avanzata dalla Commissione per regolare la pubblicità politica. E che entro giugno diventerà legge dopo l&#8217;approvazione del Consiglio europeo. L&#8217;obiettivo principale è evitare che il voto del maggio 2024 si trasformi nel terreno più fertile a favore delle &#8220;autocrazie&#8221; per pilotare malignamente il confronto. Esigenza ancora più consistente dopo il recente scandalo Qa-targate che ha dimostrato quanto alcune potenze straniere, in questo caso Qatar e Marocco, riescano a penetrare l&#8217;unica istituzione elettiva dell&#8217;Ue.<br />
L&#8217;idea allora è quella di vietare a entità o soggetti non basati in Europa di finanziare le campagne effettuate sulle piattaforme digitali: da Twitter a Facebook, da TikTok a Instagram. A questo scopo i candidati dovranno sempre dichiarare gli eventuali finanziatori delle loro<br />
campagne social.<br />
Discorso analogo per i rischi connessi alla cosiddetta &#8220;profilatura&#8221; degli utenti: la raccolta dei dati senza il consenso del soggetto interessa-to. Una norma che punterà a evitare il ripetersi di scandali come il famoso &#8220;Cambridge analitica&#8221;. E che si baserà sulla possibilità di chiedere ai gestori di sociale di verificare la provenienza degli sponsor. In caso di violazione, le sanzioni riguarderanno sia il politico-cliente che il grande fornitore di servizi, e quindi le stesse piattaforme digitali. Compresa la sospensione delle attività per quindici giorni.<br />
«Ci sono troppe interferenze illecite nei nostri processi democratici &#8211; dice Sandro Gozi, europarlamentare di Renew e relatore del provvedimento &#8211; . Come legislatori abbiamo la responsabilità di combattere questo fenomeno, ma anche di garantire che il dibattito rimanga aperto e libero». A suo giudizio, «il testo limiterà solo la pubblicità politica abusiva e risponde alla domanda di più trasparenza: sapere e far sapere chi finanzia chi». Nei giorni scorsi alcuni colossi digitali, come Google, hanno manifestato perplessità rispetto a queste misure sottolineando il rischio di un limitazione alla libertà di espressione. «Una preoccupazione falsa perché tutti potranno esprimersi e per i giornalisti non è previsto alcun divieto. Il punto è che un algoritmo non può decidere chi deve parlare e chi deve essere letto».</p>
<p>da La Repubblica 03/02/2023</p>
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		<title>Intervento di Letizia Moratti all&#8217;evento &#8220;Verso una Lombardia liberaldemocratica&#8221;</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/intervento-di-letizia-moratti-allevento-verso-una-lombardia-liberaldemocratica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 11:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[letizia moratti]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dott.ssa Letizia Moratti, non potendo partecipare in prima persona all&#8217;evento svoltosi ieri, a causa di un problema di salute, ci ha inviato il seguente intervento: &#160; &#8220;Cari Amici, La mia cultura e la mia famiglia sono profondamente liberali. Il liberalismo è prima di tutto affermazione dei diritti dell’individuo nei confronti delle prevaricazioni sia dello&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/intervento-di-letizia-moratti-allevento-verso-una-lombardia-liberaldemocratica/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Intervento di Letizia Moratti all&#8217;evento &#8220;Verso una Lombardia liberaldemocratica&#8221;</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La dott.ssa Letizia Moratti, non potendo partecipare in prima persona all&#8217;evento svoltosi ieri, a causa di un problema di salute, ci ha inviato il seguente intervento:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>&#8220;Cari Amici</strong>,</em></p>
<p><em>La mia cultura e la mia famiglia sono profondamente <strong>liberali</strong>.</em></p>
<p><em>Il <strong>liberalismo</strong> è prima di tutto affermazione dei diritti dell’individuo nei confronti delle prevaricazioni sia dello Stato che di altri individui e questi sono stati sempre i miei principi guida.</em></p>
<p><em>Ma liberalismo è anche cooperazione volontaria. <strong>Adam Smith</strong> parla nella Teoria di Sentimenti morali di “simpatia”.</em></p>
<p><em>Il mio impegno nel sociale e l’aiuto che la mia famiglia ed io abbiamo sempre cercato di dare a chi aiuta le persone più fragili e sfortunate sarebbero state apprezzate dal padre del liberalismo economico.</em></p>
<p><em>Anche in Lombardia c’è bisogno di<strong> più efficienza e più libertà</strong>.</em></p>
<p><em>Ad esempio non c’è motivo per il quale TreNord debba operare in regime di monopolio e le concessioni ferroviarie non siano messe a gara. Questo è un mio impegno: <strong>indire gare per tutte le concessioni oggi in regime di monopolio.</strong></em></p>
<p><em>Non c’è motivo per il quale la Regione Lombardia mantenga partecipazioni in società attive in settori dove opera già il mercato e sono presenti imprese private facendo loro concorrenza sleale. Questo è un mio impegno: liberare risorse a favore della Regione, riducendo le tasse (non si capisce perché il cittadino veneto ne paghi di meno) e immettendo sul mercato i beni immobiliari e societari della Regione non strettamente essenziali alla sua attività.</em></p>
<p><em>E il rigore einaudiano nei conti fa sì che ci debba essere l’equivalente di un Commissario alla spesa anche per la Regione Lombardia e che i rilievi della Corte dei Conti siano presi con la dovuta solerzia, confrontandosi con i giudici, ma raccogliendo le loro osservazioni immediatamente quando individuano sprechi. Istituiremo infine un apposito ufficio indipendente di analisi costi benefici per tutte le proposte che comportano un aumento di spesa.</em></p>
<p><em>Un’ultima nota sui taxi. La proposta di concedere una seconda licenza a tutti gli attuali tassisti è una proposta che proviene dai <strong>centri studi liberali</strong> fin dagli anni ’90. ne raddoppierebbe il numero e quelle in sovrappiù potrebbero essere vendute. In altre parole, il valore dell’attuale licenza &#8211; concessa gratuitamente dal Comune, ma oggetto di un mercato secondario &#8211; diminuirebbe per la maggiore offerta, ma l’investimento del taxista sarebbe salvaguardato grazie ai soldi ricavati dalla seconda licenza: Milano avrebbe 10.000 taxi.</em></p>
<p><em>Questo non impedirebbe né una regolamentazione progressivamente più <strong>liberale</strong> sia degli altri attori del mercato (ad esempio Uber) sia di una <strong>liberalizzazione delle tariffe</strong> oggi resa più semplice dalle tecnologie.</em></p>
<p><em>Nei fatti, e pur tenendo conto delle diverse sensibilità, anche riformiste e popolari, che si riconoscono nella mia candidatura, credo che la nostra coalizione sia l’unica che può garantire una Rivoluzione <strong>Liberale</strong> in Lombardia.</em></p>
<p><em>Mi scuso con voi per questo impedimento di voce che ha condizionato la mia giornata. Ma che non smorza di certo la mia ferma volontà di proseguire con tenacia questa campagna elettorale e <strong>le nostre future battaglie comuni</strong>.&#8221;</em></p>
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		<title>L’incoraggiante incontro dei liberali a Milano che porterà alla fondazione di un partito unitario</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/lincoraggiante-incontro-dei-liberali-a-milano-che-portera-alla-fondazione-di-un-partito-unitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 14:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[linkiesta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un auditorium pienissimo in via Hoepli si è percepita la consapevolezza di una grande occasione da cogliere per dare all’Italia un’alternativa valida al bipopulismo: Renzi, Calenda e Della Vedova hanno mostrato di remare nella stessa direzione e tutta la giornata non ha avuto deviazioni dal tema comune Non era un parto semplice la nascita&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/lincoraggiante-incontro-dei-liberali-a-milano-che-portera-alla-fondazione-di-un-partito-unitario/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">L’incoraggiante incontro dei liberali a Milano che porterà alla fondazione di un partito unitario</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In un auditorium pienissimo in via Hoepli si è percepita la consapevolezza di una grande occasione da cogliere per dare all’Italia un’alternativa valida al bipopulismo: Renzi, Calenda e Della Vedova hanno mostrato di remare nella stessa direzione e tutta la giornata non ha avuto deviazioni dal tema comune</em></p>
<p>Non era un parto semplice la nascita a Milano (e dove se non qui?) dell’associazione liberaldemocratica che punta a irrobustire (energie e idee) un polo che non abbia più bisogno di definirsi terzo a qualcun altro.</p>
<p>I genitori liberali temevano un po’ tutto, a cominciare dalla partecipazione (verranno, non verranno?) di una vasta platea potenziale ormai talmente scoraggiata dall’essere quasi agnostica. Scommessa vinta subito: quattrocentocinquanta posti a sedere, milletrecento adesioni, Digos allertata per trattenere i ritardatari sotto i portici di via Hoepli.</p>
<p>Ma il problema principale era un altro: si capirà cosa è, e cosa vuole, questo raggruppamento? Oltretutto si ispira a una cosa che in Italia non c’è: Renew Europe, un partito del Parlamento Europeo, francese nella sostanza politica e inglese nella denominazione.</p>
<p>A chi, come noi, è rimasto presente tutto il giorno nel sotterraneo dei frati, la risposta francamente sembra proprio positiva, e il merito va ascritto a chi poteva fuorviare il senso della riunione, cioè i leader dei tre partiti invitati: Matteo Renzi, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova. Avevano un certo interesse a remare solo per sé stessi, e non lo hanno fatto, rispettando scrupolosamente la matrice quasi civica dei partecipanti.</p>
<p>Questi, a loro volta, avevano già conseguito l’eroico risultato di rinunciare al proprio particolarismo di circoli, associazioni, velleitarismi liberali sopravvissuti al deserto politico della seconda e terza Repubblica. In qualche caso, minuscole realtà volontaristiche, in altri, come per Liberal Forum, il più consistente e attrezzato sul territorio, non avendo ancora superato qualche resistenza verso fondatori non del tutto vaccinati, come loro, dalla traversata di un territorio popolato da troppi sedicenti liberali “di massa”, o da autentici galantuomini liberali approdati sorprendentemente al governo di Giorgia Meloni.</p>
<p>Controprova della chiarezza, comunque, del messaggio è la non vasta ma intelligente rassegna stampa del giorno dopo, che ha colto la sostanza di quello che è stato un incontro tra simili, che si rispettano e si riconoscono nelle loro convergenze e anche nelle loro diversità. Soprattutto, capiscono tutti, allo stesso modo, che è urgente <a href="https://www.linkiesta.it/2023/01/renew-italia-sfida-destra-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">dare un’alternativa</a> all’Italia del preventivato quinquennio meloniano e del balbettio proveniente da una sinistra prona ad un movimento autorizzato a stare alla guida del veicolo, dopo aver fallito l’esame per la patente.</p>
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</div>
<p>Unica eccezione il Corriere della Sera, che volendo evitare la fatica di approfondire di cosa si stesse parlando, ha coperto l’evento con una foto dell’abbraccio tra Renzi e Calenda «ad una convention di Italia Viva e Azione». Proprio tutta un’altra cosa, in linea con le paginate dedicate per settimane al fondamentale quesito se quattro leghisti fuoriusciti avrebbero aderito o no alla lista della Moratti. Davvero la pigrizia è la più grande nemica della professionalità, ma qui stiamo parlando del maggiore quotidiano nazionale, che insegue la notizia di quando e quanto litigheranno Renzi e Calenda. Allora sì che manderanno i migliori cronisti.</p>
<p>Tranquilli. Per ora i due leader vanno d’accordo per forza e hanno attorno sempre più gente che li costringe a rispettare la missione che si sono dati. A Milano, è stato addirittura illustrato un cronoprogramma per arrivare alla fondazione di un partito unitario. Se proprio piace il gossip, chiediamoci chi sarà il leader di questo partito, magari un equidistante oggi ignoto che era seduto lì, in via Hoepli, o ha parlato dal palco. Si potrebbe almeno imbastire l’ennesimo thriller della politica italiana malata di leaderismo.</p>
<p>Ma LibDem ha dato una diversa prova di maturità. Il dibattito, con decine di partecipanti, presieduto da Gianmarco Brenelli (Circolo XX Settembre e Liberal Forum) e Simona Benedettini (ricercatrice esperta di energia), è stato molto ricco, con poche deviazioni da un tema davvero comune.</p>
<p>Si è percepito insomma che c’è consapevolezza della gravità del momento e dell’occasione che si deve cogliere.</p>
<p>Anche il chiacchiericcio da pausa per il <i>catering</i> sui punti deboli delle pur brillanti esposizioni di Renzi e Calenda è un fatto positivo, altro che fan adoranti della “convention” dell’uno o altro partito. Una prova in più che la platea era liberale, ben radicata nei propri dubbi e nel proprio spirito critico.</p>
<p>Certo, il Renzi ha fatto il Renzi, molto piacione e ben disposto a cogliere i segnali che gli aveva appena lanciato il Brenelli, a cominciare da un accenno garantista ai fatti di Bruxelles che ha riscosso l’unanimità.</p>
<p>Si è peraltro ben guardato di rassicurare la consistente parte degli uditori che era lì provenendo dal Partito democratico, sul suo famigerato cinismo, quello che aveva trafitto il cuore dei molti liberal-Pd al tempo della fulminea scelta di accasamento con il Pse. Tema scivoloso, ormai superato dal fatto che il faro è rappresentato da Emanuel Macron, con Sandro Gozi suo ologramma italiano, che si è preso la platea – secondo solo ad un Oscar Giannino d’assalto – con un’analisi spietata del melonismo pseudoconservatore.</p>
<p>Quanto a Calenda, è stato un po’ più ruvido, dipingendo ciò che i liberali del futuro partito unitario “non” devono essere: elitari e da salotto.</p>
<p>Qualcuno non ha ben inteso che era un esempio negativo, non un giudizio e il leader di Azione ha così dato la stura a infinite e un po’ inutili code di commenti social, ma a noi il difetto è apparso semmai un altro: la fatica della definizione.</p>
<p>Per identificare il nuovo partito che nascerà, ha usato ben quattro aggettivi: popolare, liberale, repubblicano, riformista, dimenticandone allora un quinto: radicale, per completare l’elenco, tra l’altro in presenza di Della Vedova e Marco Cappato, che cose liberali a questo incontro ne hanno dette parecchie, riempiendo il vuoto che Renzi&amp;Calenda spesso lasciano in materia di diritti civili e minoranze (ma il presidente del Consiglio “emerito” quanto meno ha all’attivo le unioni civili diventate legge).</p>
<p>Perché non dire semplicemente «liberale»? Era più facile da far capire. Magari, per coerenza con proprie antiche provenienze, poteva aggiungere un elogio al Partito Repubblicano Italiano, perché l’argomento non è più divisivo verso i cugini del Partito Liberale Italiano, e non a caso tra i più applauditi c’è stato Davide Giacalone, che ben rappresenta questa componente rappresentata da Alessandro de Nicola, oltre che forte in alcune associazioni e fondazioni. Insomma, c’è ancora da superare un po’ di pudore a dire «liberali», che poi riassume perfettamente in sé il popolarismo (se è quello di Sturzo) e il riformismo (<i>passpartout</i> che vale ricordare solo a quelli del Partito democratico). Lo statuto della nuova Associazione, terza gamba del Terzo Polo, aveva in bozza il riferimento a «liberali, libertari e liberisti», che è stato poi riassunto con l’unico aggettivo liberale. Scelta saggia.</p>
<p>Discussioni di lusso, se ben guardate, nell’Italia di oggi populista e sovranista, nonché progressista come piace a mister «gratuitamente» Giuseppe Conte.</p>
<p>I nuovi polisti ne parleranno tra loro nei prossimi mesi andando verso la fusione e l’aria è quella buona. I problemi saranno superati. Almeno questo si è colto nel “pronti, via” di Milano. Se non andranno lontano, sarà solo colpa loro.</p>
<p>di Beppe Facchetti (<a href="https://www.linkiesta.it/2023/01/liberali-milano-partito-riformisti/">Linkiesta.it</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://libdemeuropei.it/lincoraggiante-incontro-dei-liberali-a-milano-che-portera-alla-fondazione-di-un-partito-unitario/">L’incoraggiante incontro dei liberali a Milano che porterà alla fondazione di un partito unitario</a> proviene da <a href="https://libdemeuropei.it">libdem europei</a>.</p>
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