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	<title>LDE Archivi - libdem europei</title>
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		<title>IL PROGRAMMA: Formare i talenti del futuro</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/il-programma-formare-i-talenti-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 13:06:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dubbi Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il futuro del nostro paese si costruisce sull&#8217;istruzione delle nuove generazioni. Un sistema educativo che insegni competenze trasversali, combinando la cultura umanistica a quella tecnica ed economia, è essenziale per formare i talenti della digital economy. Per fare questo servono docenti continuamente formati, valorizzati e adeguatamente retribuiti. Servono programmi scolastici aggiornati e nuovi indirizzi, promuovendo&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/il-programma-formare-i-talenti-del-futuro/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">IL PROGRAMMA: Formare i talenti del futuro</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il futuro del nostro paese si costruisce sull&#8217;istruzione delle nuove generazioni.</h3>
<p><strong>Un sistema educativo che insegni competenze trasversali, combinando la cultura umanistica a quella tecnica ed economia, è essenziale per formare i talenti della digital economy</strong>. Per fare questo servono docenti continuamente formati, valorizzati e adeguatamente retribuiti. Servono programmi scolastici aggiornati e nuovi indirizzi, promuovendo una concorrenza virtuosa tra scuole pubbliche e paritarie.</p>
<h3>Programmi formativi e docenti sono le basi della scuola e da qui si deve ripartire.</h3>
<p>L’insegnamento delle competenze trasversali avviene attraverso l’ammodernamento dei programmi, rimasti spesso invariati da decenni. Il nostro sistema di istruzione è ancora incentrato sulla memorizzazione e sulla ripetizione di informazioni, piuttosto che sull&#8217;insegnamento di abilità pratiche e della risoluzione dei problemi. <strong>La memoria degli studenti non può, e non deve, competere con Google o Wikipedia.</strong> Quindi più che insegnare le nozioni mnemoniche è importante insegnare a come utilizzare gli strumenti tecnologici tramite i quali si ha accesso a tutto lo scibile umano. Allo stesso modo, l’avvento dell’intelligenza artificiale avrà un fortissimo effetto disruptivo sul mondo della scuola. Gli studenti saranno (o forse già lo sono) in grado di far scrivere temi e risolvere equazioni al proprio computer. Quale sarà il ruolo della scuola in nell&#8217;era dell’Intelligenza Artificiale? Lo stesso di prima, ovvero di <strong>insegnare ai giovani come capire il mondo e utilizzare gli strumenti tecnologici a loro disposizione</strong>.</p>
<p><strong>È necessario quindi un approccio più innovativo e flessibile all&#8217;insegnamento. </strong>Da un punto di vista di <em>hard skills</em>, i programmi devono aumentare il peso delle materie tecniche ed economiche, introducendo nuove materie come computer coding. Queste nuove materie contribuiscono allo sviluppo di competenze digitali e la comprensione delle tecnologie emergenti come appunto l&#8217;intelligenza artificiale e la blockchain. Da un punto di vista di <em>soft skills</em>, in un mondo sempre più interconnesso e collaborativo, anche l’approccio scolastico deve favorire competenze, ad esempio, di team working, privilegiando un metodo più interattivo rispetto al classico metodo di insegnamento frontale.</p>
<h3><strong>Un altro problema che affligge la scuola italiana è</strong> <strong>il mancato ricambio generazionale dei docenti</strong>.</h3>
<p>Secondo un rapporto del MIUR, nel 2020 il 34,9% dei docenti aveva più di 55 anni, mentre solo il 6,7% aveva meno di 35 anni. Avere professori e studenti con gap generazionali di 30 anni non favorisce un avvicinamento degli studenti alla scuola. Un professore giovane può essere preso come modello più facilmente rispetto ad un professore dell’età dei genitori o dei nonni degli studenti.</p>
<p>Il tema principale legato all’età avanzata dei docenti è la formazione. Insegnanti over 60 hanno completato il proprio ciclo di studi negli anni ‘80, quando Ronald Reagan era presidente degli Stati Uniti e si formava il primo Governo Craxi. Nonostante è prevista formazione per i docenti di ruolo obbligatoria, permanente e strutturale, sappiamo che non è facile far cambiare metodologia a chi ha lavorato in un certo modo per svariate decadi. L’esperienza accumulata diventa sicuramente un asset nel gestire i rapporti con gli studenti e situazioni problematiche che in un corso di aggiornamento sono difficili da insegnare. Ma se si guarda ai contenuti dell’insegnamento, l’esperienza accumulata negli anni viene meno in aiuto. Docenti che devono insegnare agli alunni come prosperare nella digital economy devono in primis avere competenze digitali. In Italia solo il 42% degli adulti a competenze digitali per il CNEL, al ventiquattresimo posto in Europa. La conseguenza è che solo il 16% degli italiani sostiene di aver acquisito le proprie competenze digitali a scuola, e la maggior parte come autodidatta.</p>
<p><strong>La formazione dei talenti del futuro richiede quindi un cambiamento del sistema educativo italiano</strong>. È necessario un approccio innovativo che combini competenze trasversali, come la cultura umanistica e le abilità tecniche ed economiche, con l&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie. La formazione continua dei docenti, un rinnovamento del corpo docente e programmi scolastici aggiornati sono tutti elementi chiave per garantire che gli studenti italiani siano adeguatamente preparati per la digital economy del futuro.</p>
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		<title>IL PROGRAMMA: Più mercato</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/piu-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 16:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dubbi Liberali]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[LDE]]></category>
		<category><![CDATA[Liberali Democratici Europei]]></category>
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		<category><![CDATA[Programma]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’economia di mercato, lo Stato deve determinare le regole del gioco, garantirne il rispetto da parte di tutti e, solo in pochi e ben delimitati casi, avere un ruolo attivo nel mercato. &#160; Promuovere la concorrenza nel mercato nazionale e internazionale è essenziale per aumentare produttività e innovazione, nonché dare una maggiore libertà di&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/piu-mercato/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">IL PROGRAMMA: Più mercato</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center"><em>In un’economia di mercato, lo Stato deve determinare le regole del gioco, garantirne il rispetto da parte di tutti e, solo in pochi e ben delimitati casi, avere un ruolo attivo nel mercato.</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>Promuovere la concorrenza nel mercato nazionale e internazionale è essenziale per aumentare produttività e innovazione, nonché dare una maggiore libertà di scelta, più servizi di qualità e prezzi più convenienti per i cittadini. Uno Stato liberale elimina i monopoli ingiustificati e riduce la propria partecipazione al capitale di impresa se non strettamente necessaria creando così un mercato più dinamico ed equo per tutti.</p>
<p><strong>Produttività e crescita economica crescono solo in un contesto di concorrenza del mercato</strong>. Secondo uno studio OCSE, dal 2000 la produttività in Italia è diminuita del -0.3% annuo, contro una crescita media degli altri paesi OCSE del +0.3%. Le misurazioni della produttività, intesa sia come quanto un lavoratore riesce a produrre che come quanto prodotto una determinata quantità di capitale riesce a creare, è una delle principali metriche che determina lo stato di salute di un’economia, e soprattutto una delle leve principali della crescita del PIL. Il principale fattore che ha determinato il mancato aumento di produttività nel nostro Paese è stata allocazione delle risorse sia private che pubbliche in un’ottica poco concorrenziale soprattutto da parte dello Stato.</p>
<p><strong>Lo Stato ha un ruolo fondamentale sull’allocazione sia delle risorse private che pubbliche. </strong>Sulle prime, tramite la creazione di incentivi e sgravi che spingono le aziende ad investire in un modo piuttosto che in un altro. Sulle seconde, ovvero le risorse pubbliche, si è già detto tanto anche nel<a href="https://libdemeuropei.it/per-una-spesa-pubblica-piu-efficace/"> primo articolo</a> della serie <em>Dubbi Liberali</em>. Per citare alcuni esempi di allocazione di risorse pubbliche che hanno sfavorito la concorrenza con risultati dubbi in termini di creazione di valore, vengono subito in mente i 12 miliardi di euro ricevuti da Alitalia, e i 7 dalla Fiat. Questi investimenti dello Stato-Imprenditore hanno spesso permesso ad aziende improduttive di sopravvivere, alterando il mercato spesso a scapito dei concorrenti che non vantavano benefici e privilegi statali. Il risultato è ovviamente un servizio o prodotto di qualità inferiore e a prezzo superiore a quanto un mercato con una libera concorrenza avrebbe fornito ai cittadini.</p>
<h4><em>Lo Stato-Imprenditore ha spesso creato poco valore, rompendo gli equilibri di mercato e creando monopoli, ma ci sono (poche) illustri eccezioni</em></h4>
<p><strong>Se da un lato la concorrenza è fattore fondamentale per la crescita di un’economia, il <em>laissez-faire</em>, ovvero la concorrenza deregolamentata, non è allo stesso tempo la soluzione auspicabile</strong>. Scriveva Luigi Einaudi nel saggio Economia di concorrenza e capitalismo storico (1941): “Il paradosso della concorrenza sta in ciò che essa non sopravvive alla sua esclusiva dominazione. Guai al giorno in cui essa domina incontrastata in tutti i momenti e in tutti gli aspetti della vita! La corda troppo tesa si rompe. L&#8217;uomo, jugulato dalla febbre della lotta, invoca un&#8217;ancora di salvezza, qualunque àncora, persino quella collettivistica. Egli sa di perdere qualsiasi liberta, di diventare schiavo del più spaventoso padrone che la storia abbia mai veduto, il tiranno collettivo, che non ha nome, che è tutti e nessuno, e stritola gli individui per ridurli a meri strumenti.” Per evitare questa catastrofe, è necessaria la presenza dello Stato nel mercato. Questa presenza, però, deve determinare le regole del gioco, garantirne il rispetto da parte di tutti i player e, in pochi e ben delimitati casi, avere un ruolo attivo.</p>
<h4><em>Lo Stato deve giocare un ruolo centrale nella transizione ecologica diventando imprenditore e innovatore</em></h4>
<p>Su quest’ultimo punto, vale la pena soffermarsi citando un’evidenza dove lo Stato sta giocando un ruolo fondamentale. <strong>La sfida della transizione ecologica è un chiaro esempio di caso dove è auspicabile un intervento diretto dello Stato, almeno in una prima fase, per accelerarne la crescita e lo sviluppo tecnologico</strong>. Grazie al PNRR, Cassa Depositi e Prestiti ha potuto aumentare la dotazione della propria divisione di Venture Capital. È stato così creato il fondo Green Transition Fund (GTF) con il mandato di investire fino a 250 milioni di euro nel capitale di start-up che stanno sviluppando tecnologie nei settori delle rinnovabili, economia circolare, mobilità e efficienza energetica, per citarne alcuni. Altri esempi di successo di Stato-Imprenditore <em>green</em>, anche a livello internazionale, includono il prestito concesso nel 2009 dal Dipartimento dell&#8217;Energia degli Stati Uniti di 465 milioni di dollari a Tesla. Questo prestito a tassi agevolati ha permesso alla società di sviluppare tecnologie avanzate per la produzione di veicoli elettrici, consentendo ad un’azienda con un profilo di rischio elevato e poco appetibile ad investitori privati di innovare il mercato, creando valore e posti di lavoro per l’intero paese.</p>
<p>Promuovere la concorrenza nel mercato quindi è un obiettivo che può portare benefici significativi all&#8217;intera economia nazionale e ai cittadini. <strong>L&#8217;eliminazione dei monopoli ingiustificati e la riduzione della partecipazione dello Stato al capitale di impresa, se non in quello di vero valore strategico, sono le misure necessarie </strong>per creare un mercato più dinamico ed equo, dove le imprese meritevoli possono emergere e i cittadini possono beneficiare di servizi di alta qualità a prezzi convenienti.</p>
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		<title>IL PROGRAMMA: Per una spesa pubblica più efficace</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/per-una-spesa-pubblica-piu-efficace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 09:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dubbi Liberali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La spesa pubblica in Italia deve essere più trasparente, efficiente e produttiva, investendo a sostegno della competitività del Paese. &#160; La spesa pubblica in Italia è sempre stata al centro del dibattito politico, non solamente per le sue dimensioni colossali, ma spesso come oggetto di scandali. La spesa pubblica italiana è tra le più alte&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/per-una-spesa-pubblica-piu-efficace/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">IL PROGRAMMA: Per una spesa pubblica più efficace</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center"><em>La spesa pubblica in Italia deve essere più trasparente, efficiente e produttiva, investendo a sostegno della competitività del Paese.</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>spesa pubblica in Italia è sempre stata al centro del dibattito politico, non solamente per le sue dimensioni colossali, ma spesso come oggetto di scandali</strong>.</p>
<p>La spesa pubblica italiana è tra le più alte in Europa rappresentando circa il 50% del PIL nel 2019 e quasi il 60% nel 2020, secondo i dati dell&#8217;OCSE. La sua <strong>efficacia è fondamentale per</strong> <strong>promuovere crescita economica e migliorare la qualità della vita dei cittadini</strong>. Tuttavia, uno dei principali problemi della spesa pubblica in Italia è rappresentato dall&#8217;elevato livello di sprechi e inefficienze. Sempre secondo uno studio dell&#8217;OCSE, solo nella sanità gli sprechi nella pubblica amministrazione italiana ammontano fino a 22 miliardi di euro, mentre gli sprechi totali fino a circa il 2% del PIL, un valore tra i più alti in UE.</p>
<h4><strong>La spesa pubblica in Italia deve essere più equa e trasparente.</strong></h4>
<p>Il denaro pubblico è stato utilizzato come <strong>strumento per il clientelismo politico e la corruzione, e non sempre per fornire servizi efficaci ai cittadini</strong>. Per ovviare questo problema, deve essere promossa una maggiore trasparenza. Potenziali soluzioni sarebbero una rendicontazione fruibile a tutti sul modello della piattaforma soldipubblici.gov, una maggiore responsabilizzazione dei funzionari pubblici e delle amministrazioni locali, e il ridisegno del sistema delle gare d’appalto come proposto dall’ANAC già nel 2020.</p>
<h4><strong>La spesa pubblica deve essere efficiente</strong>.</h4>
<p>È importante promuovere una maggiore <strong>coordinazione tra le diverse amministrazioni e enti pubblici</strong>. L’utilizzo di <strong>tecnologie avanzate e la digitalizzazione può contribuire a ridurre i costi e migliorare la qualità dei servizi offerti</strong>. Secondo uno studio dell&#8217;Associazione italiana per l&#8217;informatica e il calcolo automatico (AIIC), l&#8217;adozione di tecnologie digitali nella pubblica amministrazione potrebbe generare un risparmio di oltre 10 miliardi di euro l&#8217;anno. È quindi importante promuovere una maggiore collaborazione tra le imprese e le amministrazioni pubbliche, al fine di favorire l&#8217;adozione di nuove tecnologie.</p>
<h4><strong>La spesa pubblica in Italia deve essere più produttiva.</strong></h4>
<p>Secondo uno studio ISTAT, il 60% dei finanziamenti pubblici destinati alle imprese in Italia non è finalizzato alla ricerca e sviluppo, ma a compensare i costi di produzione e a sostenere l&#8217;occupazione. Benché il sostegno all’occupazione e i contributi alle aziende, come il recente Decreto Legge “Caro Energia”, siano fondamentale per affrontare stati emergenziali nel breve termine, nel lungo rischiano di far sopravvivere aziende con modelli di business non sostenibili. Ancora peggio, queste aziende drenano risorse pubbliche ad aziende innovative che potrebbero a loro volta crescere e assorbire la forza lavoro delle prime. Il tema della rimodulazione della spesa pubblica è centrale per aumentarne la produttività. La Legge di Bilancio 2022 prevede che la percentuale di spesa pubblica destinata alla previdenza salirà dal 19.7% del 2010 ad oltre il 24% del 2024, con voci come Salute e Istruzione tra le più penalizzate.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;importanza di una spesa pubblica più efficiente in Italia è fondamentale per garantire la <strong>competitività dell&#8217;economia e il benessere dei cittadini</strong>. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario promuovere una maggiore trasparenza e responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche, una migliore coordinazione tra le diverse amministrazioni e enti pubblici, e l&#8217;adozione di tecnologie innovative, accompagnate da una rimodulazione mirata ad una maggiore produttività delle risorse pubbliche. Solo così sarà possibile garantire una corretta allocazione delle risorse pubbliche e fornire servizi efficaci ai cittadini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://libdemeuropei.it/per-una-spesa-pubblica-piu-efficace/">IL PROGRAMMA: Per una spesa pubblica più efficace</a> proviene da <a href="https://libdemeuropei.it">libdem europei</a>.</p>
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