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	<title>linkiesta Archivi - libdem europei</title>
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	<title>linkiesta Archivi - libdem europei</title>
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		<title>Parte a Milano la costituente liberale per riunire tutti i riformisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[itadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2023 22:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[linkiesta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’obiettivo è quello di creare un partito che rappresenti un’alternativa al bipopulismo &#160; «In Italia c’è una forte esigenza di una proposta politica e culturale che abbia la libertà e la democrazia al centro dei suoi progetti». A dirlo è l’avvocato Alessandro De Nicola, Presidente della Adam Smith Society, Senior Partner delle sedi italiane dello&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/parte-a-milano-la-costituente-liberale-per-riunire-tutti-i-riformisti/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Parte a Milano la costituente liberale per riunire tutti i riformisti</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>L’obiettivo è quello di creare un partito che rappresenti un’alternativa al bipopulismo</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«In Italia c’è una forte esigenza di una proposta politica e culturale che abbia la libertà e la democrazia al centro dei suoi progetti». A dirlo è l’avvocato Alessandro De Nicola, Presidente della Adam Smith Society, Senior Partner delle sedi italiane dello studio legale Orrick, promotore di “Le sfide della liberaldemocrazia in Europa. Come rafforzare Renew Europe e Partito Democratico Europeo. L’unità dei liberaldemocratici”, iniziativa dell’associazione non-partitica Comitato LibDem che si terrà oggi a Milano, all’Auditorium San Fedele (via Ulrico Hoepli), dalle 10.30 alle 18.00.</p>
<p>Per la giornata sono previsti oltre quaranta interventi di rappresentanti del mondo della politica, delle istituzioni, della cultura, dell’università e del giornalismo. Ma non c’è alcun interesse o proposito in vista della campagna elettorale per le prossime elezioni regionali in Lombardia: verranno affrontati i temi di partecipazione democratica alla vita pubblica e della diffusione della cultura e del pensiero liberal democratico in Europa.</p>
<p>Parteciperanno tutti i leader nazionali dei principali partiti italiani di area riformista, quindi Carlo Calenda (Azione), Matteo Renzi (Italia Viva) e Benedetto Della Vedova (Più Europa), ma anche Giuseppe Benedetto, Oscar Giannino, Sandro Gozi, e poi Marco Cappato, Giulia Pastorella, Enrico Costa, Davide<br />
Giacalone, Franco Debenedetti, Carlo Scognamiglio e molti altri.</p>
<p>L’obiettivo che va al di là dell’evento – organizzato con il sostegno finanziario del Parlamento Europeo – è riunire tutte le forze liberal democratiche e riformiste d’Italia in una specie di Renew Europe nazionale, una federazione in grado di rappresentare un’alternativa valida al bipopulismo italiano.</p>
<p>Un’impresa non da poco, una fatica degna di Sisifo, di quelle che periodicamente sembrano più vicine al compimento e poi si smontano tornando al punto di partenza. Ma per il Terzo Polo arrivato il momento di investire sul buon risultato alle elezioni politiche di settembre, magari iniziando a recuperare Più Europa.</p>
<p>I liberal democratici italiani hanno un’opportunità rara, in un quadro politico segnato da una sinistra in cerca d’autore – con il Partito democratico sempre più avviluppato nel populismo pentastellato – e una destra che deve fare i conti con la realtà e le difficoltà di stare al governo, per di più dopo l’esperienza dell’amministrazione Draghi.</p>
<p>«In Italia ci sono tre forze politiche molto giovani, come Azione, Italia Viva e Più Europa, che hanno contenuti e ideali molto simili», dice De Nicola, «La prima domanda che che dobbiamo farci è “perché non c’è un’unità di intenti?”».</p>
<p>È un classico dei liberal democratici, che raramente hanno saputo convivere in un’unica forza politica, finendo più spesso per smembrarsi in partiti di ogni tipo. Soprattutto a causa di «un’illusione», spiega De Nicola: «I liberali hanno creduto di non aver bisogno di una rappresentanza autonoma liberal democratica, perché avrebbero disseminato di idee liberali tutti i partiti politici in cui militavano».</p>
<p>Un’operazione riuscita ad esempio ai cattolici democratici, capaci di portare delle istanze del cattolicesimo politico. «Ma avere una micro rappresentanza in ogni partito – prosegue De Nicola – ha reso l’influenza dei liberali molto relativa, e non è un caso che il nostro Paese è il Paese che cresce meno da trent’anni in Europa. Da qui ci ricolleghiamo all’esigenza di trovare una strada comune richiamando ideali, principi e programmi liberali, così come è stato fatto in Europa con Renew Europe».</p>
<p>Il perimetro potenzialmente è piuttosto ampio: si va dall’area riformista del Partito democratico all’area moderata di Forza Italia, passando per Azione, Italia Viva, Più Europa, Radicali Italiani, Partito Liberale Italiano, Buona Destra.</p>
<p>Al momento all’interno del perimetro c’è solo il binomio Azione-Italia Viva. E in più i liberal democratici hanno bisogno di una visione olistica, in cui la nuova forza politica si più grande della somma dei singoli partiti.</p>
<p>Dall’altra parte, spiega De Nicola, «non bisogna scadere nell’eccesso opposto, cioè in un pasticcio centrista, perché l’elettorato ha bisogno di riconoscersi in una proposta politica con un’identità chiara». Insomma, niente minestrone con governi tipo mostro di Frankenstein, formati da parti che nemmeno vogliono dialogare tra loro. «Bisogna andare oltre la realtà attuale di partiti ancora relativamente piccoli e giovani, ma i liberal democratici hanno soprattutto bisogno di una casa politica con un’identità culturale chiara». E le prospettive sono tutte a medio-lungo termine: la prima data da segnare sul calendario è quella delle europee del 2024, la prima partita in cui la nuova federazione può segnare un risultato importante.</p>
<p>«Le europee sono importanti per un motivo molto semplice», spiega De Nicola. «Se non si riesce ad avviare un percorso serio per quella data, e si arriva divisi, senza unità di intenti, senza lista unica e senza partito unico, allora dopo sarà ancora più difficile ipotizzare che qualcuno veda la luce sulla strada di Damasco».</p>
<p>La speranza è quella di poter replicare a livello nazionale gli ottimi risultati raccolti alle ultime elezioni in alcuni centri, in particolare nel comune di Milano: qui il Partito democratico si è confermato primo partito cittadino con il venticinque per cento dei voti, grazie anche al traino del sindaco Beppe Sala, ma la sorpresa è stata il risultato del Terzo polo che ha sfiorato il sedici per cento e Più Europa il sei per cento.</p>
<p>«È chiaro che Milano fa storia a sé perché è una città diversa da tutte le altre del Paese, per importanza culturale, per apertura internazionale, per molti motivi», dice De Nicola. «Però è anche vero che Calenda a Roma è riuscito a prendere il venti per cento alle amministrative pur non avendo un partito politico alle spalle. Ci è riuscito perché ha dato agli elettori l’impressione che aveva studiato i problemi dei romani, di saper parlare dei problemi della città e dare una prospettiva coerente, chiara, riconoscibile. Poi è ovvio che non tutti gli elettori saranno favorevoli alla nostra proposta, ma almeno si dà un’opzione elettorale e politica vera, credibile. Se c’è questa concretezza il Paese lo capisce, a Milano come a Roma, a Napoli, a Bari, ovunque».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandro Cappelli (<a href="https://www.linkiesta.it/2023/01/milano-libdem-riformisti-liberal-democratici-de-nicola/">Linkiesta.it</a>)</p>
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		<title>L’incoraggiante incontro dei liberali a Milano che porterà alla fondazione di un partito unitario</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/lincoraggiante-incontro-dei-liberali-a-milano-che-portera-alla-fondazione-di-un-partito-unitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 14:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[linkiesta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un auditorium pienissimo in via Hoepli si è percepita la consapevolezza di una grande occasione da cogliere per dare all’Italia un’alternativa valida al bipopulismo: Renzi, Calenda e Della Vedova hanno mostrato di remare nella stessa direzione e tutta la giornata non ha avuto deviazioni dal tema comune Non era un parto semplice la nascita&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/lincoraggiante-incontro-dei-liberali-a-milano-che-portera-alla-fondazione-di-un-partito-unitario/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">L’incoraggiante incontro dei liberali a Milano che porterà alla fondazione di un partito unitario</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In un auditorium pienissimo in via Hoepli si è percepita la consapevolezza di una grande occasione da cogliere per dare all’Italia un’alternativa valida al bipopulismo: Renzi, Calenda e Della Vedova hanno mostrato di remare nella stessa direzione e tutta la giornata non ha avuto deviazioni dal tema comune</em></p>
<p>Non era un parto semplice la nascita a Milano (e dove se non qui?) dell’associazione liberaldemocratica che punta a irrobustire (energie e idee) un polo che non abbia più bisogno di definirsi terzo a qualcun altro.</p>
<p>I genitori liberali temevano un po’ tutto, a cominciare dalla partecipazione (verranno, non verranno?) di una vasta platea potenziale ormai talmente scoraggiata dall’essere quasi agnostica. Scommessa vinta subito: quattrocentocinquanta posti a sedere, milletrecento adesioni, Digos allertata per trattenere i ritardatari sotto i portici di via Hoepli.</p>
<p>Ma il problema principale era un altro: si capirà cosa è, e cosa vuole, questo raggruppamento? Oltretutto si ispira a una cosa che in Italia non c’è: Renew Europe, un partito del Parlamento Europeo, francese nella sostanza politica e inglese nella denominazione.</p>
<p>A chi, come noi, è rimasto presente tutto il giorno nel sotterraneo dei frati, la risposta francamente sembra proprio positiva, e il merito va ascritto a chi poteva fuorviare il senso della riunione, cioè i leader dei tre partiti invitati: Matteo Renzi, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova. Avevano un certo interesse a remare solo per sé stessi, e non lo hanno fatto, rispettando scrupolosamente la matrice quasi civica dei partecipanti.</p>
<p>Questi, a loro volta, avevano già conseguito l’eroico risultato di rinunciare al proprio particolarismo di circoli, associazioni, velleitarismi liberali sopravvissuti al deserto politico della seconda e terza Repubblica. In qualche caso, minuscole realtà volontaristiche, in altri, come per Liberal Forum, il più consistente e attrezzato sul territorio, non avendo ancora superato qualche resistenza verso fondatori non del tutto vaccinati, come loro, dalla traversata di un territorio popolato da troppi sedicenti liberali “di massa”, o da autentici galantuomini liberali approdati sorprendentemente al governo di Giorgia Meloni.</p>
<p>Controprova della chiarezza, comunque, del messaggio è la non vasta ma intelligente rassegna stampa del giorno dopo, che ha colto la sostanza di quello che è stato un incontro tra simili, che si rispettano e si riconoscono nelle loro convergenze e anche nelle loro diversità. Soprattutto, capiscono tutti, allo stesso modo, che è urgente <a href="https://www.linkiesta.it/2023/01/renew-italia-sfida-destra-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">dare un’alternativa</a> all’Italia del preventivato quinquennio meloniano e del balbettio proveniente da una sinistra prona ad un movimento autorizzato a stare alla guida del veicolo, dopo aver fallito l’esame per la patente.</p>
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<p>Unica eccezione il Corriere della Sera, che volendo evitare la fatica di approfondire di cosa si stesse parlando, ha coperto l’evento con una foto dell’abbraccio tra Renzi e Calenda «ad una convention di Italia Viva e Azione». Proprio tutta un’altra cosa, in linea con le paginate dedicate per settimane al fondamentale quesito se quattro leghisti fuoriusciti avrebbero aderito o no alla lista della Moratti. Davvero la pigrizia è la più grande nemica della professionalità, ma qui stiamo parlando del maggiore quotidiano nazionale, che insegue la notizia di quando e quanto litigheranno Renzi e Calenda. Allora sì che manderanno i migliori cronisti.</p>
<p>Tranquilli. Per ora i due leader vanno d’accordo per forza e hanno attorno sempre più gente che li costringe a rispettare la missione che si sono dati. A Milano, è stato addirittura illustrato un cronoprogramma per arrivare alla fondazione di un partito unitario. Se proprio piace il gossip, chiediamoci chi sarà il leader di questo partito, magari un equidistante oggi ignoto che era seduto lì, in via Hoepli, o ha parlato dal palco. Si potrebbe almeno imbastire l’ennesimo thriller della politica italiana malata di leaderismo.</p>
<p>Ma LibDem ha dato una diversa prova di maturità. Il dibattito, con decine di partecipanti, presieduto da Gianmarco Brenelli (Circolo XX Settembre e Liberal Forum) e Simona Benedettini (ricercatrice esperta di energia), è stato molto ricco, con poche deviazioni da un tema davvero comune.</p>
<p>Si è percepito insomma che c’è consapevolezza della gravità del momento e dell’occasione che si deve cogliere.</p>
<p>Anche il chiacchiericcio da pausa per il <i>catering</i> sui punti deboli delle pur brillanti esposizioni di Renzi e Calenda è un fatto positivo, altro che fan adoranti della “convention” dell’uno o altro partito. Una prova in più che la platea era liberale, ben radicata nei propri dubbi e nel proprio spirito critico.</p>
<p>Certo, il Renzi ha fatto il Renzi, molto piacione e ben disposto a cogliere i segnali che gli aveva appena lanciato il Brenelli, a cominciare da un accenno garantista ai fatti di Bruxelles che ha riscosso l’unanimità.</p>
<p>Si è peraltro ben guardato di rassicurare la consistente parte degli uditori che era lì provenendo dal Partito democratico, sul suo famigerato cinismo, quello che aveva trafitto il cuore dei molti liberal-Pd al tempo della fulminea scelta di accasamento con il Pse. Tema scivoloso, ormai superato dal fatto che il faro è rappresentato da Emanuel Macron, con Sandro Gozi suo ologramma italiano, che si è preso la platea – secondo solo ad un Oscar Giannino d’assalto – con un’analisi spietata del melonismo pseudoconservatore.</p>
<p>Quanto a Calenda, è stato un po’ più ruvido, dipingendo ciò che i liberali del futuro partito unitario “non” devono essere: elitari e da salotto.</p>
<p>Qualcuno non ha ben inteso che era un esempio negativo, non un giudizio e il leader di Azione ha così dato la stura a infinite e un po’ inutili code di commenti social, ma a noi il difetto è apparso semmai un altro: la fatica della definizione.</p>
<p>Per identificare il nuovo partito che nascerà, ha usato ben quattro aggettivi: popolare, liberale, repubblicano, riformista, dimenticandone allora un quinto: radicale, per completare l’elenco, tra l’altro in presenza di Della Vedova e Marco Cappato, che cose liberali a questo incontro ne hanno dette parecchie, riempiendo il vuoto che Renzi&amp;Calenda spesso lasciano in materia di diritti civili e minoranze (ma il presidente del Consiglio “emerito” quanto meno ha all’attivo le unioni civili diventate legge).</p>
<p>Perché non dire semplicemente «liberale»? Era più facile da far capire. Magari, per coerenza con proprie antiche provenienze, poteva aggiungere un elogio al Partito Repubblicano Italiano, perché l’argomento non è più divisivo verso i cugini del Partito Liberale Italiano, e non a caso tra i più applauditi c’è stato Davide Giacalone, che ben rappresenta questa componente rappresentata da Alessandro de Nicola, oltre che forte in alcune associazioni e fondazioni. Insomma, c’è ancora da superare un po’ di pudore a dire «liberali», che poi riassume perfettamente in sé il popolarismo (se è quello di Sturzo) e il riformismo (<i>passpartout</i> che vale ricordare solo a quelli del Partito democratico). Lo statuto della nuova Associazione, terza gamba del Terzo Polo, aveva in bozza il riferimento a «liberali, libertari e liberisti», che è stato poi riassunto con l’unico aggettivo liberale. Scelta saggia.</p>
<p>Discussioni di lusso, se ben guardate, nell’Italia di oggi populista e sovranista, nonché progressista come piace a mister «gratuitamente» Giuseppe Conte.</p>
<p>I nuovi polisti ne parleranno tra loro nei prossimi mesi andando verso la fusione e l’aria è quella buona. I problemi saranno superati. Almeno questo si è colto nel “pronti, via” di Milano. Se non andranno lontano, sarà solo colpa loro.</p>
<p>di Beppe Facchetti (<a href="https://www.linkiesta.it/2023/01/liberali-milano-partito-riformisti/">Linkiesta.it</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://libdemeuropei.it/lincoraggiante-incontro-dei-liberali-a-milano-che-portera-alla-fondazione-di-un-partito-unitario/">L’incoraggiante incontro dei liberali a Milano che porterà alla fondazione di un partito unitario</a> proviene da <a href="https://libdemeuropei.it">libdem europei</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo partito: Che cosa aspettarsi dall’iniziativa dei liberal democratici il 14 gennaio a Milano &#8211; linkiesta.it</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/un-nuovo-partito-che-cosa-aspettarsi-dalliniziativa-dei-liberal-democratici-il-14-gennaio-a-milano-linkiesta-it/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[itadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[linkiesta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Jonathan Targetti, linkiesta.it L’appuntamento deve essere il primo passo di un percorso lungo, che dovrà portare a una sintesi tra tutto ciò che sta tra l’area riformista del Partito democratico e l’area moderata di Forza Italia: una Renew italiana Mancano ormai pochi giorni all’iniziativa del 14 gennaio a Milano promossa dall’associazione Costituente Libdem. Riunire&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/un-nuovo-partito-che-cosa-aspettarsi-dalliniziativa-dei-liberal-democratici-il-14-gennaio-a-milano-linkiesta-it/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Un nuovo partito: Che cosa aspettarsi dall’iniziativa dei liberal democratici il 14 gennaio a Milano &#8211; linkiesta.it</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Jonathan Targetti, <a href="https://www.linkiesta.it/2023/01/liberal-democratici-terzo-polo-14-gennaio-milano/">linkiesta.it</a></p>
<p><em>L’appuntamento deve essere il primo passo di un percorso lungo, che dovrà portare a una sintesi tra tutto ciò che sta tra l’area riformista del Partito democratico e l’area moderata di Forza Italia: una Renew italiana</em></p>
<p>Mancano ormai pochi giorni all’iniziativa del 14 gennaio a Milano promossa dall’associazione Costituente Libdem. Riunire tutte le forze liberal democratiche e riformiste in Italia pare essere un’impresa molto difficile da centrare ma, allo stesso tempo, è l’unica iniziativa credibile messa in piedi dopo il buon risultato politico del Terzo Polo alle scorse elezioni di settembre.</p>
<p>C’è molta attesa per questo evento al quale parteciperanno tutti i leader nazionali dei principali partiti italiani di area riformista (Carlo Calenda, Matteo Renzi e Benedetto Della Vedova) e, in aggiunta, anche un interessante elenco di personalità che allarga la discussione alla società civile e alle esperienze del mondo del lavoro, delle professioni e dell’insegnamento. Oltre ai promotori Giuseppe Benedetto, Alessandro De Nicola, Oscar Giannino e Sandro Gozi, hanno già annunciato la loro adesione anche Marco Cappato, Giulia Pastorella, Enrico Costa, Davide Giacalone e molti altri.</p>
<p>Leggendo il sentiment sui social, sembra che siano molti gli elettori del Terzo Polo e non solo, a sperare che questa iniziativa possa essere soltanto l’inizio di un lungo cammino condiviso verso le prossime Elezioni Europee del 2024 e oltre. C’è una fetta importante di elettorato italiano che aspetta da tempo che tutte le forze liberal democratiche uniscano le loro forze. Tutto quello che sta tra l’area riformista del Partito democratico e l’area moderata di Forza Italia insomma, passando per Azione, Italia Viva, Più Europa, Radicali Italiani, Partito Liberale Italiano, Buona Destra e così via. Non entrerò nel merito della forma e delle modalità cui cui sarebbe opportuno si arrivasse a questa tanto agognata condivisione, perché queste dinamiche saranno determinate dal confronto e dalla sintesi tra tutti gli attori politici interessati e tra tutti i partiti coinvolti.</p>
<p>Sarebbe interessante se si pensasse fin da ora di portare nel resto del Paese l’esperienza del 14 gennaio a Milano. Dato che viene presentata come una vera e propria costituente, questa necessiterà per forza di cose anche di un vero e proprio radicamento nel territorio attraverso la nascita di comitati/assemblee regionali, dove le classi dirigenti locali avrebbero l’occasione per trovare dei momenti di condivisione, di confronto, di crescita sia tra di loro che con la cittadinanza attiva. L’individuazione di riferimenti regionali e provinciali, permetterebbe di strutturare l’azione politica da Bolzano a Bari, da Udine a Palermo, senza lasciare indietro nessun territorio.</p>
<p>Sarebbe auspicabile che in questo spazio politico si sperimentassero nuove forme di partecipazione democratica e di selezione della classe dirigente. Senza dubbio utilizzando ciò che di positivo oggi la rete e i social sono in grado di offrire. Pensare a delle strutture territoriali snelle, veloci, democratiche e trasparenti, interconnesse tra di loro, è senza ombra di dubbio una delle sfide più importanti e affascinanti per chi ambisce a rappresentare milioni di italiani in questa epoca.</p>
<p>Bisognerebbe che i leader nazionali non approfittassero dell’iniziativa milanese per invitare la platea a iscriversi ad uno dei loro partiti per poter partecipare alla crescita di quello che ormai da tutti è chiamato Terzo Polo. Che, per molti, si tratta di uno spazio politico molto più ampio della mera somma tra Azione e Italia Viva. Al di là della forma che tutto questo assumerà, sia essa federativa tra le realtà esistenti che fondativa per un nuovo soggetto unitario, centrale sarà che tutti dovranno partire dal solito punto di partenza. Questa nuova casa politica dovrà essere costruita insieme, dalle fondamenta. Non può esserci qualcuno che ha già iniziato e che invita gli altri ad unirsi nell’impresa.</p>
<p>Chissà se le tante personalità di spicco presenti in questo scenario politico rappresenteranno un problema oppure sapranno essere uno più importanti punti di forza. Molto dipenderà dall’impegno di tutti e dalla maturità politica dell’intera la classe dirigente. Alla forma leaderistica o familiare, che nel corso dei decenni ha mostrato ormai tutti i propri punti di forza e allo stesso tempo tutti i limiti, si potrebbe pensare ad una forma ibrida, con un leader riconosciuto da tutti e individuato attraverso processi democratici, affiancato da una squadra competente, dove i più meritevoli e i più rappresentativi riusciranno a trovare spazio.</p>
<p>Le Europee del 2024 saranno senza dubbio un importante banco di prova, ma sarebbe opportuno che l’orizzonte politico fosse più ambizioso e di medio lungo termine. Questo percorso non dovrebbe servire soltanto a portare una manciata di persone a Bruxelles ma a costruire una nuova proposta politica in grado di cambiare il nostro Paese da qui a dieci anni. Se siamo arrivati fino a questo punto, vuol dire che tutti siamo perfettamente consapevoli che le attuali sigle, più o meno separate, non bastano più. Occorre andare oltre. Occorre una Renew italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://libdemeuropei.it/un-nuovo-partito-che-cosa-aspettarsi-dalliniziativa-dei-liberal-democratici-il-14-gennaio-a-milano-linkiesta-it/">Un nuovo partito: Che cosa aspettarsi dall’iniziativa dei liberal democratici il 14 gennaio a Milano &#8211; linkiesta.it</a> proviene da <a href="https://libdemeuropei.it">libdem europei</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Oltre la federazione: Cinque consigli per unire sul serio i liberaldemocratici &#8211; linkiesta.it</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/oltre-la-federazione-cinque-consigli-per-unire-sul-serio-i-liberaldemocratici-linkiesta-it/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[itadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 08:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[linkiesta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Jonathan Targetti, su linkiesta.it Bisogna disegnare un percorso condiviso che dal 14 gennaio 2023 fino al prossimo settembre porti a una casa politica comune, radicata sul territorio con più leader legittimati democraticamente Il 14 gennaio 2023 si sta avvicinando più veloce del previsto. L’annuncio dell’iniziativa milanese organizzata da Alessandro De Nicola, Oscar Giannino, Sandro Gozi e&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/oltre-la-federazione-cinque-consigli-per-unire-sul-serio-i-liberaldemocratici-linkiesta-it/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Oltre la federazione: Cinque consigli per unire sul serio i liberaldemocratici &#8211; linkiesta.it</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://libdemeuropei.it/oltre-la-federazione-cinque-consigli-per-unire-sul-serio-i-liberaldemocratici-linkiesta-it/">Oltre la federazione: Cinque consigli per unire sul serio i liberaldemocratici &#8211; linkiesta.it</a> proviene da <a href="https://libdemeuropei.it">libdem europei</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Jonathan Targetti, su <a href="https://www.linkiesta.it/2022/12/libdem-italia-unione-consigli/">linkiesta.it</a></p>
<p><em>Bisogna disegnare un percorso condiviso che dal 14 gennaio 2023 fino al prossimo settembre porti a una casa politica comune, radicata sul territorio con più leader legittimati democraticamente</em></p>
<p>Il 14 gennaio 2023 si sta avvicinando più veloce del previsto. L’annuncio dell’iniziativa milanese organizzata da Alessandro De Nicola, Oscar Giannino, Sandro Gozi e tanti altri, è stato il primo vero passo in avanti verso il sogno libdem italiano. Quello che storicamente, dagli avversari, raccontavano come un pollaio troppo piccolo con troppi galli scaratteriati ed egocentrici, nella realtà dei fatti si sta rivelando un bel laboratorio politico che in un futuro abbastanza prossimo potrebbe anche dare inaspettate soddisfazioni.</p>
<p>Carlo Calenda e Matteo Renzi, entrambi eletti in Senato, stanno dimostrando quotidianamente di riuscire a portare avanti un coordinato lavoro di squadra e di essere riusciti a mettere da parte, quantomeno pubblicamente, gli storici personalismi. Con Luigi Marattin, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Matteo Richetti e Raffaella Paita su tutti, si inizia a intravedere una prima classe dirigente capace anche di andare oltre ai due leader ingombranti. Se il buon risultato elettorale dello scorso settembre di Azione e Italia Viva sembrò a molti un interessante punto di inizio, le prime settimane post voto hanno dato la sensazione che, in un certo senso, entrambi i partiti si sentissero più che sufficienti a rappresentare l’area del Terzo Polo. O, almeno io, ho letto la federazione tra le due realtà più come un loro punto di arrivo piuttosto che un punto di partenza di tutta un’area politica ben più larga.</p>
<p>Per certi versi era inevitabile che accadesse che, da una parte gli azionisti e gli italiavivaisti si sentissero i protagonisti indiscussi di quel risultato ottenuto (nelle grandi città dove militano i gruppi dirigenti, si è spesso superato anche il 10 per cento con punte persino oltre il 20 per cento), dall’altra che ci fossero tantissime persone attualmente non iscritte in nessuno di questi due partiti ma che, oltre ad aver votato Terzo Polo, iniziassero a chiedere a gran voce la nascita di un unico partito liberale, riformista ed europeista che riuscisse a dare una casa a tutti coloro che, nel nostro Paese, arrivati a questo punto pretendono una vera e propria Renew italiana.</p>
<p>L’iniziativa del 14 gennaio va proprio in questa direzione: superare le attuali sigle, equilibri e personalismi col fine di provare a costruire, tutti insieme, e stavolta veramente dalle fondamenta (non che tu mi inviti nella casa che hai già iniziato a costruire con altri), quello spazio politico che ci vedrà impegnati fin da ora e per molti anni. Per questo motivo, in maniera molto educata e assolutamente non richiesta, vorrei dare cinque consigli a tutti i promotori per la buona riuscita di questo percorso che, mi auguro, da settembre possa già diventare realtà.</p>
<p><strong>1. Road map</strong></p>
<p>Spesso, ciò che manca in questi percorsi è la chiarezza di base. Chi siamo? Dove stiamo andando? Quando e come inizieremo? Con quali regole staremo insieme? Serve chiarezza e occorre disegnare fin da subito un percorso condiviso che, dal 14 gennaio 2023 fino al prossimo settembre (non oltre, perché poi si entra nel vortice delle Elezioni Europee e delle inevitabili schermaglie per le candidature), ci porti tutti in questa benedetta nuova casa tanto agognata e altrettanto desiderata. Sappiamo tutti quanto il viaggio, spesso, sia forse più importante della meta finale.</p>
<p><strong>2. Leaders (al plurale) sì, ma eletti democraticamente</strong></p>
<p>Nell’ultimo documento prodotto dall’ultima assemblea nazionale di Azione a Napoli, si è posto come condizione necessaria a federarsi con altri soggetti il fatto che questi accettassero in maniera arbitraria la leadership di Carlo Calenda. Mi dispiace cari amici azionisti ma così, il giochino, non sta in piedi. Primo perché non è pensabile che questo famoso pollaio, così complesso e variegato, possa essere guidato da un solo gallo. Peraltro imposto in maniera quasi divina e calata dall’alto. Semmai, abbiamo la grande opportunità di provare a far giocare la partita a un’ottima squadra con diversi elementi di grande spessore, ognuno per le proprie competenze. Inoltre, è assolutamente necessario che i processi di selezione della futura classe dirigente passino da metodi e formalità democratiche. I leaders, al plurale, dovranno essere scelti dagli iscritti. Non dal giudizio di una parte di essi.</p>
<p><strong>3. Attenzione al territorio</strong></p>
<p>Nell’epoca del trionfo della fluidità persino in politica, non bisognerebbe mai scordarsi che, per progetti duraturi, serve un vero e proprio radicamento nel territorio. Magari con strutture più snelle delle vecchie “sezioni di partito” e, senza ombra di dubbio, anche questo è un aspetto che non andrà sottovalutato in alcuna maniera. In uno dei quadri più idealistici, il percorso politico dei singoli dovrebbe iniziare nel proprio territorio. Accumulare esperienza a livello locale e imparare a conoscere il funzionamento delle istituzioni pubbliche dovrebbe essere l’inizio di ogni carriera politica. L’esatto contrario del populismo, che ha catapultato dei normali cittadini privi di alcuna esperienza politica e istituzionali fino al Parlamento (con uno in particolare, sono riusciti a portarlo direttamente a Palazzo Chigi).</p>
<p><strong>4. Contendibilità</strong></p>
<p>Basta partiti personali o familiari. Il nuovo soggetto politico dovrà essere trasparente, scalabile, contendibile e veramente democratico. Non sono poi tanto sicuro che lo strumento dei congressi sia ancora quello migliore o quello più adatto. Troppo spesso, recentemente, abbiamo assistito a regolamenti di conti, spaccature e guerriglie tra fazioni opposte che non hanno fatto altro che spaccare in mille pezzi i partiti. Su questo, e su altre modalità contemporanee di partecipazione, selezione e formazione della classe dirigente del futuro, sarà opportuno riflettere in maniera molto attenta e scrupolosa. Cosa certa è che, qualunque forma assumerà questa “roba”, questa dovrà essere contendibile da chiunque ambisca a guidarne i processi decisionali. Ovviamente, nei modi, nei tempi e con le regole che verranno stabilite. Siccome si dice da sempre di voler rimettere al centro il merito, questa è una grande occasione.</p>
<p><strong>5. Terzi, ma per davvero</strong></p>
<p>Il panorama politico liberal democratico italiano porta inevitabilmente con sé la storia recente di migliaia di appassionati, militanti e iscritti. Ognuno di noi ha il suo percorso politico più o meno recente e tutti siamo stati iscritti, con più o meno convinzione, chi nel Partito democratico, chi in Forza Italia, chi in +Europa, chi in Radicali Italiani, chi in Scelta Civica, chi nell’UDC e così via. insomma, i nativi politici alla prima esperienza politica con il Terzo Polo sono davvero pochissimi (e giovanissimi, un patrimonio da coccolare). Oltre alla necessità di non mettere nessuno sull’uscio della porta a fare le analisi del sangue per stabilire chi può e chi non può far parte di questo nuovo progetto, occorre sottolineare con decisione e chiarezza di come la vera forza del Terzo Polo sia la netta equidistanza da questo PD, dal Movimento 5 stele e da questa destra nazional populista. Recidere quei cordoni ombelicali che ci legano tutti al nostro passato è, senza ombra di dubbio, una delle ultime cose da fare in questo complesso 2022.</p>
<p>Se non altro, per arrivare mentalmente ed emotivamente pronti all’iniziativa del 14 gennaio a Milano dove anche io, ovviamente, sarò presente insieme a molti di voi.</p>
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		<title>Liberali, democratici, europei: La costituente LibDem di Milano è l’occasione per riunire i riformatori italiani in un unico partito &#8211; linkiesta.it</title>
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		<dc:creator><![CDATA[itadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 08:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Andrea Fioravanti, linkiesta.it Il 14 gennaio si terrà l&#8217;assemblea nazionale di LibDem per far dialogare PiùEuropa, Azione, Italia Viva e non solo: «Abbiamo una cultura comune, i programmi sono simili e c’è un’opportunità politica che storicamente non si era mai presentata?», spiega il promotore Alessandro De Nicola Liberali, democratici, europei. Parte da questi tre&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/liberali-democratici-europeila-costituente-libdem-di-milano-e-loccasione-per-riunire-i-riformatori-italiani-in-un-unico-partito-linkiesta-it/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Liberali, democratici, europei: La costituente LibDem di Milano è l’occasione per riunire i riformatori italiani in un unico partito &#8211; linkiesta.it</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Andrea Fioravanti, <a href="https://www.linkiesta.it/2022/12/la-costituente-libdem-di-milano-e-loccasione-per-riunire-i-riformatori-italiani-in-un-unico-partito/">linkiesta.it</a></em></p>
<p><em>Il 14 gennaio si terrà l&#8217;assemblea nazionale di LibDem per far dialogare PiùEuropa, Azione, Italia Viva e non solo: «Abbiamo una cultura comune, i programmi sono simili e c’è un’opportunità politica che storicamente non si era mai presentata?», spiega il promotore Alessandro De Nicola</em></p>
<p>Liberali, democratici, europei. Parte da questi tre aggettivi l’iniziativa che punta a riunire tutti i movimenti e partiti riformatori e liberali italiani in un’unica casa politica. Da Renew Italia di Matteo Renzi e Carlo Calenda a PiùEuropa di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova passando per Letizia Moratti, Sandro Gozi e Oscar Giannino. L’impresa non sembra semplice visto che alle ultime elezioni PiùEuropa si è alleato con il Partito democratico mentre Azione ha ottenuto uno storico risultato assieme a Italia Viva, con cui è nata da pochi giorni una federazione. Ma l’avvocato Alessandro De Nicola, Senior Partner delle sedi italiane dello studio legale Orrick, che il 14 gennaio organizzerà al Centro Pastorale ambrosiano di Milano l’assemblea nazionale costituente di LibDem, è sicuro: «Vogliamo fare il punto per capire come sta andando la costituzione di un partito unico liberaldemocratico. Naturalmente inviteremo i leader dei partiti che appartengono a Renew Europe, il raggruppamento liberaldemocratico al Parlamento europeo: ovvero PiùEuropa, Azione e Italia viva. Ci sarà anche Letizia Moratti, che si è sempre richiamata alle sue radici liberali e repubblicane, esponenti della società civile e i rappresentanti delle associazioni che sono confluite in questa costituente».</p>
<p><strong>Non sarà facile riunire ciò che le elezioni del 25 settembre hanno diviso: PiùEuropa da una parte, Italia Viva e Azione dall’altra. </strong></p>
<p>Lo so che la politica ha i tempi corti, però bisogna avere lo sguardo un po’ più lungo. È l’unico modo per non accapigliarsi sulle divisioni del momento attuale.</p>
<p><strong>E cosa si capisce guardando più in là?</strong></p>
<p>Si apprezza un momento inedito: è la prima volta che tre partiti che si rifanno ai valori liberaldemocratici europei raggiungono una cifra intorno all’11 per cento dei consensi. La somma dei voti di Azione-Italia Viva e PiùEuropa è precisamente al 10,7 per cento. Una cifra così non si è mai vista neanche quando Giovanni Spadolini è stato presidente del Consiglio nel 1981-82. Abbiamo una cultura comune liberale, i programmi sono simili e c’è un’opportunità politica che storicamente non si era mai presentata. Cosa serve di più?</p>
<p><strong>Magari si potrebbe iniziare non dividendosi in dieci sigle.</strong></p>
<p>Su questo abbiamo fatto la nostra parte. Abbiamo unito all’interno della costituente liberale diverse realtà: l’Alleanza liberaldemocratica per l’Italia (gli eredi di Fare per fermare il declino) Alternativa liberale, Liberali democratici europei, LibDem, Forum liberale e così via. Siamo partiti da un principio: se noi chiediamo unità, non possiamo essere divisi. Non ci siamo fermati qui: la costituente è aperta a tutti, ci si può iscrivere come associazioni e come individui.</p>
<p><strong>Qual è l’obiettivo concreto della costituente?</strong></p>
<p>Vogliamo stimolare il dialogo tra queste varie realtà e far capire che fuori c’è un mondo liberale diffuso, attento e desideroso di una nuova offerta politica. Non è una piccola bolla di intellettuali e professionisti, ma un popolo diffuso in tutta Italia. Per avere il consenso convinto, l’adesione, la militanza di questo mondo liberale bisogna essere uniti. Marx pensava che la violenza fosse la levatrice della storia, noi siamo molto più pacifici: vorremmo che la costituente liberale fosse la levatrice dell’unità tra i liberaldemocratici. Da liberali sappiamo bene che la storia non è predeterminata e quindi ci riusciremo se saremo bravi.</p>
<p><strong>Un grande passo in avanti sarebbe scegliere un nome non respingente. Linkiesta propone da tempo una soluzione semplice: Partito liberaldemocratico.</strong></p>
<p>Noi ameremmo una soluzione di questo genere. Ma anche se lo chiamassimo Liberaldemocratici europei o Liberaldemocrazia italiana. Poi, siccome siamo realisti, sappiamo che ci sono anche diverse sensibilità e le rispettiamo. Per noi conta più la sostanza. Per dirla alla Forrest Gump: “Liberale è, chi liberale fa”.</p>
<p><strong>Eppure in questi anni chi ha fatto il liberale ha preso pochi voti. Perché in Italia ha attecchito meno rispetto ad altri Paesi?</strong></p>
<p>Forse perché per chi ha una certa età la parola liberale fa pensare al vecchio PLI, un partito dignitosissimo ma che negli anni ’70 e ’80 prendeva il 2 o 3 per cento. Poi il termine è stato abusato da Silvio Berlusconi che aveva promesso la rivoluzione liberale, ma non c’è stata. E se c’è stata, me la sono persa. Addirittura in epoche diverse sia Massimo D’Alema che Giuseppe Conte si sono definiti liberali. Quindi dobbiamo affrontare due problemi opposti ma entrambi presenti. Il primo è quello di essere percepiti come una nicchia. Il secondo è che in fondo tutti si sentono un po’ liberali. Non è vera né una cosa, né l’altra.</p>
<p><strong>Per smentire entrambe le affermazioni quale traguardo vi date? Le regionali in Lombardia? Le europee del 2024?</strong></p>
<p>Noi promotori, così come Giuseppe Benedetto, Oscar Giannino, Sandro Gozi, o Luigi Marattin che da tempo sostiene questa ipotesi. Siamo molto interessati a un’operazione che sia in primo luogo culturale, non nel senso del fare un’associazione culturale, ma nel senso di dare una legittimità politica alle idee liberali. Questo è il primo risultato concreto da raggiungere. Se proprio vogliamo stabilire un orizzonte culturale amerei vedere questo partito liberaldemocratico prima delle elezioni europee.</p>
<p><strong>Chiudiamo prendendo in prestito il titolo del libro che lei ha scritto con Carlo Cottarelli: “I dieci comandamenti dell’economia italiana”. Quale comandamento darebbe ai liberali italiani?</strong></p>
<p>Il liberalismo è il più grande strumento di giustizia sociale. Comunicatelo meglio.</p>
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