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	<title>Sandro Gozi Archivi - libdem europei</title>
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	<title>Sandro Gozi Archivi - libdem europei</title>
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		<title>Renew Europe: i libdem italiani possono ancora fare la differenza alle Europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[itadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 21:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Gozi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Azione e Italia Viva, nonostante tutto, dovrebbero presentare un’unica lista alle prossime elezioni per il Parlamento di Strasburgo: «L’obiettivo dev’essere più di superare la soglia di sbarramento, deve essere l’alternativa al bipopulismo», spiega a Linkiesta Sandro Gozi, eurodeputato e segretario del Pde Scongiurato il divorzio tra Azione e Italia Viva, ora che le prossime Europee&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/renew-europe-a-romai-libdem-italiani-possono-ancora-fare-la-differenza-alle-europee/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Renew Europe: i libdem italiani possono ancora fare la differenza alle Europee</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Azione e Italia Viva, nonostante tutto, dovrebbero presentare un’unica lista alle prossime elezioni per il Parlamento di Strasburgo: «L’obiettivo dev’essere più di superare la soglia di sbarramento, deve essere l’alternativa al bipopulismo», spiega a Linkiesta Sandro Gozi, eurodeputato e segretario del Pde</p>
<p>Scongiurato il divorzio tra Azione e Italia Viva, ora che le prossime Europee hanno una data, può cominciare, chiamiamola così, la terapia di coppia. Manca un anno. Farsi concorrenza, tanto più con un sistema proporzionale, non solo sarebbe stata poco comprensibile per gli elettori: sarebbe stata un’occasione mancata. Invece «quella italiana può essere la seconda delegazione di Renew Europe» nel prossimo Parlamento europeo, dice a Linkiesta Sandro Gozi, eurodeputato e segretario del Partito democratico europeo (Pde), a patto di unire le forze. Non per superare la soglia di sbarramento, ma per «fare la differenza».</p>
<p>Dopo settimane di attriti, sembra arrivato un lieto fine sulla corsa comune tra Azione e Italia viva?<br />
È una buona notizia, un buon risultato. Dall’ottica del Partito democratico europeo, di cui sia Italia Viva che Azione fanno parte, ne siamo soddisfatti. È importantissima la prospettiva di una lista unitaria di Renew Italia. Sono convinto che l’ambizione delle forze liberali, democratiche e riformatrici non può essere quella di chi fa il quattro per cento. Deve essere quella di chi veramente presenta un’alternativa sia all’estrema destra reazionaria di Giorgia Meloni sia alla sinistra movimentista e populista di Elly Schlein.</p>
<p>La posta in gioco è il ruolo dell’Italia in Europa, una presenza forte al Parlamento europeo dopo il 2024, dove l’Italia può essere anche la seconda delegazione di Renew Europe, che oggi è il terzo gruppo parlamentare. Viste le sfide enormi che abbiamo, dal preparare la pace e la ricostruzione dell’Ucraina all’allargamento nel futuro prossimo dell’Unione, i nostri rapporti strategici con gli Stati Uniti e con la Cina, con l’Africa, abbiamo bisogno non di “fare la soglia”, ma di fare la differenza.</p>
<p>Un elettore disincantato, dopo le bordate di qualche settimana fa, potrebbe chiedersi se durerà la tregua tra Matteo Renzi e Carlo Calenda. Come si fa a farla durare?<br />
Lo si fa lavorando sulla politica e sulle politiche. Dobbiamo dare una speranza a chi non vota più, a chi si astiene, ai giovani, a due milioni mezzo di persone che ci hanno dato fiducia il 25 settembre dello scorso anno. Al di là della propaganda di media e istituzioni, quella di Giorgia Meloni è un’Italia reazionaria sui diritti civili, delle coppie Lgbt, sull’immigrazione e, quindi, un’Italia inefficace sul Pnrr. La realtà è che abbiamo un governo di estrema destra che parla di sostituzione etnica. Dall’altra parte c’è il nulla cromatico, cioè il Partito democratico di Schlein.<br />
È lavorando in maniera radicale sulla promozione e la tutela dei diritti civili e in maniera molto pragmatica per rispondere alle esigenze delle imprese, soprattutto piccole. Su una vera riforma dell’università, oltreché la battaglia per costruire un’Europa sovrana e democratica, che è la vera alternativa al populismo e all’estrema destra. Credo che questi siano i punti che devono avviare e tenere insieme quel percorso, che è molto più importante degli aspetti caratteriali.</p>
<p>Oggi e domani a Roma c’è l’evento di Renew Europe. Come ha vissuto la famiglia europea le incomprensioni tra gli affiliati italiani? Avrebbe sperato in un partito unico?<br />
Dal punto di vista di Renew Europe l’importante è unire le forze per vincere le elezioni europee. Questa è la nostra priorità, con delle liste comuni che si riconoscono nella leadership politica di Emmanuel Macron. È quello che abbiamo fatto nel 2019 e faremo in Francia nel 2024. Non c’è un partito unico macroniano, ma c’è una lista, di cui faranno parte almeno quattro partiti. Per noi è importante unire le forze attorno a un progetto politico condiviso, per proseguire la trasformazione europea.<br />
Dico “proseguire” perché noi ci presentiamo, e lo diremo anche a Roma, con un bilancio molto positivo. Poi il partito unico non è una questione di Renew Europe, ma riguarda le forze politiche italiane. Mi sembra che oggi, però, la priorità sia – ripeto – ottenere un buon risultato con un’alleanza politica. Del resto, Renew Europe stessa è un’alleanza politica, tra i liberali dell’Alde, i democratici del Pde e altre forze. Il messaggio che daremo è: uniamo le forze perché dobbiamo restare protagonisti, i king maker di una maggioranza europeista anche nel 2024 e per questo abbiamo bisogno di più Renew Europe in Europa e di più Italia in Renew Europe.</p>
<p>Per restare, diciamo, sulla stessa fonetica: +Europa può essere uno dei vostri interlocutori, quali sono gli altri?<br />
Io stesso ho tenuto contatti con Riccardo Magi per assicurarmi che lui ed Emma Bonino fossero presenti all’evento di Roma. Quando parlo di lista comune, spero assolutamente che +Europa deciderà di farne parte. Assieme a Italia Viva e Azione, ai liberali democratici europei che ho contribuito a promuovere con Oscar Giannino, Giuseppe Benedetto e Alessandro De Nicola. Lavorerò perché queste quattro realtà siano all’interno della lista comune.<br />
Poi tutte i movimenti, le associazioni, le personalità che condividono questa prospettiva e vogliono superare un bipopulismo che invece sia media, analisti e parte delle istituzioni provano a farci ingoiare. Sono le europee la migliore occasione per dire che c’è un’alternativa al bipopulismo: perché giochiamo in casa, perché siamo la forza più europeista in Europa e anche in Italia, e per una ragione tecnica, ma importante, che è il sistema elettorale proporzionale.</p>
<p>Ritiene concreta l’ipotesi di uno spostamento a destra del Partito popolare europeo (Ppe), con un’apertura a Ecr, dopo le prossime Europee o sono le solite dinamiche politiche nazionali a farci scorgere sommovimenti che in realtà non ci sono, o non ci sono ancora?<br />
È evidente il lavoro di Manfred Weber, Antonio Tajani e Roberta Metsola per costruire un’alleanza di destra assieme a Ecr, guardando anche all’estrema destra di Id. È un tentativo che snatura il Ppe così come era nato, è stato il partito di Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Schuman. Non ne fanno mistero: in qualsiasi intervista, che parlino del Perù o della Mongolia, ci mettono dentro la loro prospettiva di alleanza, di fatto allargata. Tajani parla spesso di “liberali” e di nuovo lo informo che Renew di questa alleanza con l’estrema destra non ne vuole sapere.<br />
Il punto, però, è quanto è tattica e quanto è propaganda. Perché non hanno i numeri per riprodurre il populismo a livello europeo. Mi sembra che all’interno dello stesso Ppe ci siano forti resistenze. Quella certamente non sarà la nostra prospettiva, che è quella di rafforzare l’integrazione europea, e non sono le parole di Sandro Gozi: è l’impegno formale che abbiamo preso nel memorandum of understanding tra Alde, Pde e Renaissance e diciamo no ad alleanze con gli estremisti.</p>
<p><a href="https://www.linkiesta.it/2023/05/renew-europe-lista-unica-azione-italia-viva-europee-2024-intervista-gozi/">linkiesta.it</a></p>
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		<title>Regolamento su pubblicità politica &#8211; Sandro Gozi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[itadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 15:05:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Gozi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché un regolamento sulla pubblicità politica? Perché vogliamo che i cittadini sappiano se quello che stanno visualizzando è o non è una pubblicità, se è a pagamento oppure no, ed eventualmente da chi è stata pagata. Siamo noi cittadini e non gli algoritmi a decidere come esercitare la nostra libertà di pensiero e, per questo,&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/regolamento-su-pubblicita-politica-sandro-gozi/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Regolamento su pubblicità politica &#8211; Sandro Gozi</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché un regolamento sulla pubblicità politica?</p>
<p>Perché vogliamo che i cittadini sappiano se quello che stanno visualizzando è o non è una pubblicità, se è a pagamento oppure no, ed eventualmente da chi è stata pagata. Siamo noi cittadini e non gli algoritmi a decidere come esercitare la nostra libertà di pensiero e, per questo, dobbiamo avere tutti gli strumenti e le informazioni: non può essere un algoritmo a decidere chi può esprimersi e chi deve essere eletto. Quindi non limitiamo assolutamente la libertà di espressione di ognuno di noi, come vuol far credere qualcuno, ma semplicemente limitiamo lo strapotere di amplificazione delle grandi piattaforme digitali senza il consenso dei cittadini. Inoltre, le nostre regole si applicano unicamente ai servizi remunerati e questo andrà a vantaggio anche di tante imprese di servizi di pubblicità politica in Europa a cui garantiamo maggiore sicurezza giuridica, chiarendo chi è responsabile per cosa e, allo stesso tempo, rafforzando la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini. Infine, rispondiamo in maniera tempestiva alla domanda di più trasparenza delle attività politiche: quello sulla pubblicità politica è il primo passo. Chi dice che non basta o invoca pericoli infondati, in realtà vorrebbe mantenere lo status quo: quello che ha contribuito a scandali come Cambridge Analytica o, sotto aspetti diversi, al Qatargate.</p>
<p>Quali modifiche ha chiesto il Parlamento europeo giovedì nella plenaria di Bruxelles?</p>
<p>Il rapporto è stato adottato prima in Commissione Mercato interno con un&#8217;ampia maggioranza (31 favorevoli e 9 astenuti) e poi dalla Plenaria con 433 voti favorevoli, 61 contrari e 110 astensioni. Abbiamo raggiunto il corretto punto di equilibrio sul testo e i principali gruppi politici hanno mantenuto l’impegno di attenersi all’accordo. Alcuni gruppi avevano presentato emendamenti che avrebbero minato proprio la trasparenza e la lotta alle ingerenze straniere nei nostri processi democratici, vere stelle polari di questo rapporto. Sarebbe stato un favore a chi dall’esterno cerca di distruggere l’Unione europea e le nostre democrazie. Ora, come sempre avviene, si apre il negoziato con i governi, nel Consiglio Ue: vogliamo trovare un buon compromesso sul testo entro giugno, per poterlo applicare alle prossime elezioni europee. Sono fiducioso: confronteremo le due posizioni negoziali &#8211; nostre e dei governi &#8211; e arriveremo con le modifiche necessarie ad un buon risultato.</p>
<p>Può contribuire a contrastare la disinformazione?</p>
<p>Assolutamente sì. Ci sono troppe interferenze illecite nei nostri processi democratici. Come legislatori abbiamo la responsabilità di combattere questo fenomeno, ma anche di garantire che il dibattito rimanga aperto e libero, di non retrocedere sui nostri diritti e sulle nostre libertà. Stiamo dando seguito ai risultati e alle proposte della Commissione speciale d’inchiesta sulla disinformazione e le ingerenze straniere, ad esempio vietando ad attori extra-europei di sponsorizzare attività politiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TalkToEU: l’intervista della settimana</p>
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		<title>La stretta dell&#8217;UE &#8220;Stop interferenze dei Paesi ostili&#8221;</title>
		<link>https://libdemeuropei.it/la-stretta-dellue-stop-interferenze-dei-paesi-ostili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo D'Andreamatteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2023 10:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Gozi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BRUXELLES &#8211; Bloccare le interferenze nella politica europea di Paesi stranieri e ostili. Impedire al russo Putin o al cinese Xi di condizionare partiti e candidati dell&#8217;Unione. Soprattutto durante la campagna elettorale del prossimo anno, quella che eleggerà la nuova Eurocamera. Ieri il Parlamento europeo ha modificato la proposta già avanzata dalla Commissione per regolare&#8230;&#160;<a href="https://libdemeuropei.it/la-stretta-dellue-stop-interferenze-dei-paesi-ostili/" class="" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">La stretta dell&#8217;UE &#8220;Stop interferenze dei Paesi ostili&#8221;</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>BRUXELLES &#8211; Bloccare le interferenze nella politica europea di Paesi stranieri e ostili. Impedire al russo Putin o al cinese Xi di condizionare partiti e candidati dell&#8217;Unione. Soprattutto durante la campagna elettorale del prossimo anno, quella che eleggerà la nuova Eurocamera. Ieri il Parlamento europeo ha modificato la proposta già avanzata dalla Commissione per regolare la pubblicità politica. E che entro giugno diventerà legge dopo l&#8217;approvazione del Consiglio europeo. L&#8217;obiettivo principale è evitare che il voto del maggio 2024 si trasformi nel terreno più fertile a favore delle &#8220;autocrazie&#8221; per pilotare malignamente il confronto. Esigenza ancora più consistente dopo il recente scandalo Qa-targate che ha dimostrato quanto alcune potenze straniere, in questo caso Qatar e Marocco, riescano a penetrare l&#8217;unica istituzione elettiva dell&#8217;Ue.<br />
L&#8217;idea allora è quella di vietare a entità o soggetti non basati in Europa di finanziare le campagne effettuate sulle piattaforme digitali: da Twitter a Facebook, da TikTok a Instagram. A questo scopo i candidati dovranno sempre dichiarare gli eventuali finanziatori delle loro<br />
campagne social.<br />
Discorso analogo per i rischi connessi alla cosiddetta &#8220;profilatura&#8221; degli utenti: la raccolta dei dati senza il consenso del soggetto interessa-to. Una norma che punterà a evitare il ripetersi di scandali come il famoso &#8220;Cambridge analitica&#8221;. E che si baserà sulla possibilità di chiedere ai gestori di sociale di verificare la provenienza degli sponsor. In caso di violazione, le sanzioni riguarderanno sia il politico-cliente che il grande fornitore di servizi, e quindi le stesse piattaforme digitali. Compresa la sospensione delle attività per quindici giorni.<br />
«Ci sono troppe interferenze illecite nei nostri processi democratici &#8211; dice Sandro Gozi, europarlamentare di Renew e relatore del provvedimento &#8211; . Come legislatori abbiamo la responsabilità di combattere questo fenomeno, ma anche di garantire che il dibattito rimanga aperto e libero». A suo giudizio, «il testo limiterà solo la pubblicità politica abusiva e risponde alla domanda di più trasparenza: sapere e far sapere chi finanzia chi». Nei giorni scorsi alcuni colossi digitali, come Google, hanno manifestato perplessità rispetto a queste misure sottolineando il rischio di un limitazione alla libertà di espressione. «Una preoccupazione falsa perché tutti potranno esprimersi e per i giornalisti non è previsto alcun divieto. Il punto è che un algoritmo non può decidere chi deve parlare e chi deve essere letto».</p>
<p>da La Repubblica 03/02/2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://libdemeuropei.it/la-stretta-dellue-stop-interferenze-dei-paesi-ostili/">La stretta dell&#8217;UE &#8220;Stop interferenze dei Paesi ostili&#8221;</a> proviene da <a href="https://libdemeuropei.it">libdem europei</a>.</p>
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