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Newsletter n. 57 – 20/04/2024

Oggi alle 11:00 la conferenza stampa per gli Stati Uniti d’Europa

Non perdetevi oggi alle 11:00 la conferenza stampa di presentazione della lista Stati Uniti d’Europa. La trasmetteremo in diretta da tutti i profili social dei movimenti che vi aderiscono (noi, Italia Viva, Più Europa, Radicali, Italia c’è e PSI).

La campagna che ci aspetta

Ci aspetta una campagna forse diversa da quella che avremmo voluto. Dovremo concentrare in poco tempo un lavoro enorme. Ma per noi si tratta di un’opportunità che non era affatto scontata.

Lavoriamo per il miglior risultato possibile, lavoriamo per gli Stati Uniti d’Europa e per conquistarci, noi Libdem, la legittimità politica per tornare a promuovere, dopo le elezioni, la nascita di un grande partito liberaldemocratico.

Che secondo noi dovrebbe chiamarsi semplicemente “Libdem” ed essere rappresentato dal nostro bird of freedom. 😊

Invitiamo tutti a dare il loro piccolo contributo. Si tratta di una campagna importante. C’è da creare la base di consenso per mandare Draghi in Europa (per noi come Presidente del Consiglio europeo, più che come Presidente della Commissione).

C’è da mantenere la maggioranza politica su cui l’Unione si è fondata finora (socialisti, liberali e popolari), evitando sbandate a destra che potrebbero indebolire l’architettura europea in un momento in cui, al contrario, ci sarebbe bisogno di grande forza, e pure sbandate troppo a sinistra, che potrebbero imporre politiche idealmente molto nobili, ma che potrebbero avere l’effetto paradossale di avvantaggiare la Cina o che sarebbero molto difficili da mettere in pratica se non con sacrifici che ai cittadini non si possono chiedere oggi.

Per chi volesse partecipare attivamente ci sono diversi modi:

  • iscrivendosi o rinnovando la propria tessera per il 2024 qui;
  • contattando un referente regionale agli indirizzi che trovate in fondo qui;
  • scrivendoci a [email protected] lasciandoci i vostri dati di contatto e comunicandoci le vostre disponibilità per organizzare eventi o tenere banchetti elettorali;
  • contattando i referenti locali di Italia Viva, Più Europa, Radicali, Italia c’è per partecipare con loro ad eventi e banchetti elettorali.

Il materiale elettorale è in corso di preparazione.

Il discorso di Draghi di questa settimana per una sovranità europea

Intervenendo alla Conferenza europea sui diritti sociali, Draghi ha rimesso al centro della scena i temi della competitività che la Commissione von der Leyen gli ha chiesto di esplorare.

“Nella Ue c’è bisogno di un cambiamento radicale – ha detto – Le nostre regole per gli investimenti sono costruite su un mondo che non c’è più, il mondo pre-Covid, pre-guerra in Ucraina, pre-crisi in Medio Oriente. E ci troviamo in un mondo in cui è tornata la rivalità tra le grandi potenze”.

Un mondo nel quale “siamo stati colti di sorpresa” e in cui “altri Paesi non seguono le regole”.

Parole pronunciate proprio mentre il leader tedesco Scholz si trovava in Cina con il pesante braccio di ferro sulle pratiche commerciali aggressive di Pechino a fare da sfondo al viaggio.

Draghi ha parlato della urgente necessità di accelerare sull’integrazione, come puntualmente sottolineato in diversi suoi interventi pubblici, provocando su una Unione rafforzata “Se non a 27, tra chi la vuole fare”, facendo così riferimento alla via della cooperazione rafforzata tra un ristretto numero di Paesi per concludere l’Unione del mercato dei capitali.

“Nonostante le iniziative positive in corso, manca ancora una strategia globale su come rispondere in molteplici settori”, ha detto Draghi.

“Abbiamo confidato nella parità di condizioni a livello globale e nell’ordine internazionale basato su regole, aspettandoci che altri facessero lo stesso. Ma ora il mondo sta cambiando rapidamente, ci ha colto di sorpresa” e altri “non rispettano più le regole ed elaborano politiche per rafforzare la loro posizione”, ha evidenziato.

Le politiche di potenze come Pechino e Washington “sono progettate per reindirizzare gli investimenti verso le loro economie a scapito delle nostre o, nel caso peggiore, sono progettate per renderci permanentemente dipendenti da loro”, ha evidenziando Draghi, citando l’esempio di Pechino sulle tecnologie verdi e la politica industriale “su larga scala” degli Stati Uniti “per attrarre capacità manifatturiere nazionali di alto valore all’interno dei propri confini, compresa quella delle aziende europee”, dispiegando “il proprio potere geopolitico per riorientare e proteggere le catene di approvvigionamento”.

“Ci manca una strategia su come proteggere le nostre industrie tradizionali dal terreno di gioco globale ineguale”, ha sottolineato l’ex premier.

“Data l’urgenza delle sfide che affrontiamo, non abbiamo il lusso di ritardare le risposte fino alla prossima modifica dei Trattati”, ha detto Draghi “Per assicurare coerenza tra i diversi strumenti politici, dobbiamo essere in grado di sviluppare un nuovo strumento strategico per il coordinamento delle politiche economiche. E se arriviamo alla conclusione che non è fattibile, in alcuni casi specifici dovremmo essere pronti a considerare di andare avanti con un sottogruppo di Stati, ad esempio per andare avanti sull’Unione dei mercati capitali per mobilitare investimenti”, ha spiegato l’ex premier, precisando tuttavia che “come regola” l’Ue è chiamata ad “agire insieme”.

“Il punto chiave è che” finora “l’Europa si è focalizzata sulle cose sbagliate. Ci siamo rivolti verso l’interno, vedendo in noi stessi i nostri concorrenti, anche in settori, come la difesa e l’energia, nei quali abbiamo profondi interessi comuni. Allo stesso tempo, non abbiamo guardato al di fuori” con sufficiente attenzione, ha spiegato Draghi.

Davanti a potenze come Stati Uniti e Cina, ha osservato, la risposta dell’Europa “è stata limitata perché la nostra organizzazione, il processo decisionale e i finanziamenti sono progettati per un mondo prima della guerra in Ucraina, prima del Covid, prima della conflagrazione del Medio Oriente”.

“Dovremo realizzare una trasformazione dell’intera economia europea – ha aggiunto l’ex premier -. Dobbiamo poter contare su sistemi energetici decarbonizzati e indipendenti e su un sistema di difesa Ue integrato, sulla produzione domestica nei settori più innovativi e in rapida crescita, e su una posizione di leadership nel deep-tech e nell’innovazione digitale”.

Il discorso integrale lo trovate qui.

Qui, invece, trovate il discorso tradotto in 8 grafici fondamentali.

Mattarella sulla Nato

Parlando alla Conferenza per i 75 anni dell’Alleanza atlantica il Presidente Mattarella ha usato parole nette, chiare e coraggiose. “L’Alleanza atlantica ha contribuito all’identità politica dell’Italia repubblicana. La scelta di allora di De Gasperi e Sforza ha contribuito alla pace e alla libertà. L’Italia è riconoscente”.

Nel suo discorso Mattarella è riuscito a fare chiarezza su qualche balbettamento da parte delle forze di maggioranza e opposizione tanto sulla Nato che sui due conflitti. E ha provato a restituire il ruolo necessario ad un’Europa spesso spettatrice e non protagonista in questi scenari di crisi: “La funzione deterrente dell’Alleanza Atlantica è stato elemento di garanzia della pace in Europa”.

Ottimo intervento, grazie Presidente.

Debito pubblico

Il debito pubblico italiano è troppo alto e preoccupa il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che avverte: “È necessario un aggiustamento verso il basso”, ha sostenuto il direttore del Fiscal Monitor dell’FMI Victor Gaspardetto, ma intanto le emissioni di debito pubblico sui mercati si susseguono a getto continuo e sia gli operatori (nazionali e internazionali) sia i consumatori italiani (vedi le ultime emissioni di BTp) ne fanno incetta.

La domanda sorge allora spontanea: perché i mercati si fidano dell’Italia nonostante il debito così alto? “L’Italia è un’economia avanzata con un debito elevato – è stato spiegato – un Paese in cui tradizionalmente c’è preoccupazione per il mercato obbligazionario e lo spread”.

Eppure la preoccupazione non frena gli acquisti e non frena la corsa del debito che, secondo i dati della Banca d’Italia, il debito pubblico italiano a febbraio è aumentato di 22,9 miliardi di euro, raggiungendo la cifra astronomica di 2.872,4 miliardi con una vita media residua del debito stabile a 7,9 anni, indicando una certa stabilità nel panorama finanziario italiano.

Nel 2024 verranno emessi titoli di debito pubblico per oltre 415 miliardi. E il motivo dell’appeal, come spiegano gli operatori, sta negli alti rendimenti abbinati a un rischio contenuto. Secondo il Centro Studi di Unimpresa, il report pubblicato ad agosto 2023, le banche italiane e la Banca d’Italia posseggono insieme più della metà del debito pubblico, con un totale di 1.415 miliardi di euro su complessivi 2.815 miliardi. La quota delle banche è così passata dal 47,8% alla fine del 2021 al 50,3% attuale.

La strategia del governo, come è noto, è di riportare quanto più possibile il debito nella detenzione di cittadini, imprese e istituzioni italiane.

Il che, se da una parte riduce l’influenza rispetto alle speculazioni internazionali, dall’altra rende i detentori italiani ricattabili. L’abbiamo già detto: la detenzione da parte di investitori stranieri è anche un garanzia per i cittadini contro politiche di bilancio scellerate.

La situazione in Medio Oriente

Guardatevi qui il webinar che abbiamo tenuto questa settimana con gli amici del Centro Studi Italia Atlantica Bepi Pezzulli e Paolo Chirafisi sulla situazione in Medio Oriente.

Abbiamo svolto un’analisi niente affatto scontata e molto approfondita sulle linee di faglia che caratterizzano oggi il Medio Oriente e le divisioni fra il fronte sunnita e quello sciita. 45 minuti, ma molto intensi.

Il libro della settimana

Proprio alla fine del webinar sul Medio Oriente avevamo promesso che avremmo suggerito un altro libro sulla c.d. cancel culture.

Mesi fa avevamo suggerito “La correzione del Mondo” di Davide Piacenza.

Oggi vi suggeriamo quello di Federico Rampini: “Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori”.

Se un attacco nel cuore dell’Europa ci ha colto impreparati, è perché eravamo impegnati nella nostra autodistruzione.

Il disarmo strategico dell’Occidente era stato preceduto per anni da un disarmo culturale. L’ideologia dominante, quella che le élite diffondono nelle università, nei media, nella cultura di massa e nello spettacolo, ci impone di demolire ogni autostima, colpevolizzarci, flagellarci.

Secondo questa dittatura ideologica non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni, abbiamo solo crimini da espiare. Questo è il suicidio occidentale. L’aggressione di Putin all’Ucraina, spalleggiato da Xi Jinping, è anche la conseguenza di questo: gli autocrati delle nuove potenze imperiali sanno che ci sabotiamo da soli.

Sta già accadendo in America, culla di un esperimento estremo. Questo pamphlet è una guida per esplorare il disastro in corso; è un avvertimento e un allarme. Gli europei stentano ancora a capire tutti gli eccessi degli Stati Uniti, eppure il contagio del Vecchio continente è già cominciato.

Nelle università domina una censura feroce contro chi non aderisce al pensiero politically correct, si allunga la lista di personalità silenziate, cacciate, licenziate. Solo le minoranze etniche e sessuali hanno diritti da far valere; e nessun dovere. L’ambientalismo estremo, religione neopagana del nostro tempo, demonizza il progresso economico e predica un futuro di sacrifici dolorosi oppure l’Apocalisse imminente.

I giovani schiavizzati dai social sono manipolati dai miliardari del capitalismo digitale. L’establishment radical chic si purifica con la catarsi del politicamente corretto. È il modo per cancellare le proprie responsabilità: quell’alleanza fra il capitalismo finanziario e Big Tech pianificò una globalizzazione che ha sventrato la classe operaia e impoverito il ceto medio, creando eserciti di decaduti. Ora quel mondo impunito si allea con le élite intellettuali abbracciando la crociata per le minoranze e per l’ambiente. La questione sociale viene cancellata.

Non ci sono più ingiustizie di massa nell’accesso alla ricchezza. C’è solo «un pianeta da salvare», e un mosaico di identità etniche o sessuali da eccitare perché rivendichino risarcimenti. In America questo è il Vangelo delle multinazionali, a Hollywood e tra le celebrity milionarie dello sport.

In Europa il conformismo ha il volto seducente di Greta Thunberg e Carola Rackete. Le frange radicali non hanno bisogno di un consenso di massa; hanno imparato a sedurre l’establishment, a fare incetta di cattedre universitarie, a occupare i media. Possono imporre dall’alto un nuovo sistema di valori. La maggioranza di noi subisce quel che sta accadendo: non abbiamo acconsentito al suicidio.

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